Raccontare la realtà

 

Riflessione argomentata
La morte di una anziana donna provocata da un disagiato psichico, già il cura presso il centro di Salute Mentale di San Giovanni Rotondo, ha colpito la cittadinanza e soprattutto noi che siamo nel settore.
E' utile analizzare l'increscioso avvenimento ponendosi delle domande sui fatti che hanno preceduto questo deplorevole fatto; I Servizi dei nostri dipartimenti di Salute Mentale si erano presi cura del paziente con sufficiente attenzione? Sono stati informati della situazione socio economica del paziente? Sono stati adottati tutti gli accorgimenti affinché il disagiato sia curato e non abbandonato a se stesso.
Incolpare la Legge Basaglia di inefficienza e sbagliato! Lo stigma e la vergogna della malattia di mente, rende difficile una integrazione del malato, a ben vedere, soffre di uno stato di emarginazione e isolamento continuo, che lo fanno richiudere in se stesso, si delega alla struttura medico-sociale l'incombenza di ridurre l'emarginazione. Nonostante i passi in avanti della "Salute Mentale" non si può dire che la differenzazione fra ‘malato’ e ‘malattia’, (che la legge di Riforma, conosciuta come legge n.180/1978 o legge Basaglia) sia stata compresa, non si può pensare che la sola comprensione di questi due stati, possa risolvere tutti problemi.
La chiusura dei manicomi, operata seguendo la legge, ha dato nuove regole per la cura del disagio mentale dei pazienti psichiatrici e dettato il paradigma per l'assistenza.
Negli anni ’70, periodo ricco di ricerche, dibattiti, e di importanti riforme socio-sanitarie, definite democratiche, hanno modificato le regole della psichiatria, che peccava ancora un eccessivo approccio efficientista su regole settecentesche: più che curato, il malato veniva recluso in una struttura nata all'uopo, e costretto a un allontanamento dalle proprie relazioni personali. Il manicomio era la soluzione di problematiche in gran parte sociali, pertanto venne a determinarsi la definizione di "matto" (dunque da rinchiudere), coniata per persone ritenute pericolose per sé o per gli altri, perché davano pubblico scandalo, perché ignoranti improduttivi, affetti da dipendenze o perché malati di epilessia. Che tipo di morale adottava la società quando internava le donne definite "pazze libertine", che si ribellavano ai dettami del matrimonio o che commettevano adulterio?. Che funzione aveva il manicomio nel recupero del malato? Nessuna!
Era semplicemente un'alternativa al carcere. Un luogo di reclusione simile alla casa circondariale dove i contatti con l’esterno sarebbero stati ridotti al minimo e dove erano abitualmente usati la contenzione fisica, la divisione per sesso, trattamenti che oggi sarebbero assimilati alla tortura.
Detto questo, creiamo il giusto approccio con il fatto di cronaca e rivediamo i nostri preconcetti che rispecchiano una presa di posizione eccessivamente affrettata, spesso priva di qualsiasi razionalita.
Autore S.T.

27 Maggio 2024

Tragedia di San Giovanni Rotondo, no a processi di colpevolizzazione, ma dibattito serio e riforme immediate

di Donato Troiano*

L’altro ieri (25 maggio) a San Giovanni Rotondo si è verificata una dolorosa tragedia con due vittime. Una donna di 81 anni è stata assassinata in casa senza una ragione. Un uomo di 43 anni, “vittima di un disturbo psicotico”, arrestato dalle locali forze dell’ordine mentre vagava completamente nudo per le strade della città di Padre Pio, ne è forse il responsabile.

Questa grave tragedia, che ha colpito due famiglie e che mina le basi della sicurezza dell’intera comunità, induce a fare alcune serie riflessioni. Innanzitutto, erra chi dovesse, per ignoranza o per qualsivoglia forma di strumentalizzazione, incolpare dell’accaduto la legge Basaglia e i malati di mente che vengono, talora, lasciati soli senza alcuna tutela sanitaria e assistenziale. Di quell’uomo o, meglio, di quella persona malata si prendevano cura le istituzioni, il Comune, l’Ufficio del Piano di Zona, il Centro di salute mentale?

Basaglia unn grande della psichiatria moderna

A lui erano assicurate le cure previste dalle norme nazionali e regionali, che regolano le diverse forme di tutela sanitaria? Di lui e della sua famiglia si prendevano cura i servizi sanitari, sociali e assistenziali territoriali?

Quell’uomo o, meglio, quella persona fruiva dell’assistenza sociale degli operatori comunali e dell’Ufficio del Piano di Zona? Aveva il necessario e doveroso sostegno finanziario del Comune? Le risorse finanziarie disponibili venivano spese per rispondere ai bisogni di salute dei soggetti con fragilità psichiatriche, come stabilito dalla legge?
La sua famiglia, se e quando inoltrava richieste di aiuto, è stata ascoltata e tempestivamente soddisfatta dagli amministratori pubblici del luogo o è stata lasciata sola con il proprio dramma familiare e umano? Situazioni simili sussistono in tutte le comunità locali. Coprire con il silenzio, dopo pochi giorni, questa tragedia collettiva sarebbe un gravissimo errore. È necessario che, prendendo spunto da questo tragico evento, si sviluppi un adeguato dibattito tra le istituzioni pubbliche coinvolte e i cittadini. Ormai, sono indispensabili alcune riforme. Il malato di mente deve essere costantemente monitorato e, quando è “assalito da turbe psicotiche” pericolosissime per sé e per gli atri, necessita di interventi immediati e tempestivi. Pertanto, occorre semplificare le farraginose procedure burocratiche, attraverso le quali molto spesso gli enti pubblici coinvolti “si palleggiano la richiesta di aiuto”. L’assistenza sociale, a sostegno della tutela sanitaria del malato di mente, deve ritornare nell’ambito delle prerogative dirette del Comune, cancellando gli Uffici del Piano di Zona.
La riforma della tutela psichiatrica, varata dalla Giunta Regionale nel 2022 e presieduta dal Vicepresidente Raffaele Piemontese, nella parte relativa ai costi del Gruppo appartamento, che sono stati scaricati sulla famiglia o, in caso di mancanza di mezzi finanziari, sul Comune, va immediatamente rivista. Queste sono le proposte su cui si dovrebbero incentrare la riflessione e il dibattito nelle sedi istituzionali e in ogni comunità locale. Concentrarsi, invece, su un ingiustificato e inaccettabile “processo mediatico di colpevolizzazione” dei malati di mente sarebbe un comportamento disumano, caratterizzato da un alto indice di arretratezza culturale e di inciviltà.
*Coordinatore Regionale dei Liberaldemocratici Italiani della Puglia

 

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