Sapere e Società - Cittadinanza attiva
(Gli articoli provengono dalle NEWS di "Esserci" che vengono archiviati)

03 novembre 2021

La libertà non si amministra - La libertà non si amministra

di Giuseppe Bucalo

L'unico suo bene è la libertà. Il bene più prezioso che ci fa esseri umani. Un bene indisponibile e non negoziabile.Oggi rischia di essere espropriata definitivamente della sua libertà di scelta e di movimento attraverso la nomina di un amministratore di sostegno che, nell'intenzione del Comune e del servizio psichiatrico che hanno richiesto la cosa, dovrebbe fornire il necessario consenso. In sua vece, per disporne il ricovero in una struttura che definiscono "idonea".

La campagna sociale contro la nomina dell'amministratore di sostegno per Nadia L.  non ha alcun bene materiale o proprietà privata da amministrare o tutelare. L'unico suo bene è la libertà. Il bene più prezioso che ci fa esseri umani.

Un bene indisponibile e non negoziabile di cui è stata mille volte espropriata nei reparti di psichiatria.
Oggi rischia di essere espropriata definitivamente della sua libertà di scelta e di movimento attraverso la nomina di un amministratore di sostegno che, nell'intenzione del Comune e del servizio psichiatrico che hanno richiesto la cosa, dovrebbe fornire il necessario consenso. in sua vece, per disporne il ricovero in una struttura che definiscono "idonea".
Abbiamo lanciato una campagna sociale per far sentire forte e chiara e amplificare la voce di Nadia e il suo rifiuto a farsi amministrare e appoggiare l'azione legale che abbiamo attivato in sua difesa.
Chiedo a tutti coloro che seguono questa mia pagina di aderire all'iniziativa scrivendo un'email indirizzata a:

-Sindaco di Giardini Naxos (segreteriasindaco@comune.giardini-naxos.me.it) che ha proposto la nomina;
-Giudice Tutelare di Messina (tutelare.tribunale.messina@giustizia.it) che deve pronunciarsi su di essa;
-Soccorso Viola (soccorsoviola@antipsichiatria.it), che promuove la campagna.
Nel testo dell'email occorre scrivere:
"LA LIBERTA' NON SI AMMINISTRA. Io sto con Nadia L.". Per ulteriori informazioni visitate la pagina ufficiale della campagna Nadia L

12 marzo 2021

Pillola di filosofia della scienza ad usum stultorum

di Luca Paroldo Boni

Di passaggio, quando tutto sarà privato/privatizzato i poveri saranno privati di tutto

Secondo i dati raccolti dall'Ema su 3 milioni di dosi di vaccino somministrato in Europa si sono registrati 30 casi di trombosi, che rappresentano lo stesso numero atteso nella realtà.
Qualora la frequenza di un certo evento sia identica a quella statisticamente attesa significa che la correlazione con un altro evento è difficile che ci sia. A meno che non vi sia un'evidenza netta, se una

persona finisce sotto un'automobile dopo aver fatto vaccino, dovrebbe essere palese che non sia dovuto al vaccino come qualora uno muoia di infarto, e statisticamente la possibilità che avvenga rispetta l'atteso , non si possa dire che dipenda dal vaccino.Scienza e coscienza vorrebbe che sia fondamentale capire se prima del vaccino la persona fosse in salute, o se avesse in corso qualcosa che ipoteticamente è stata accelerata dal vaccino, oppure, terza ipotesi, se il paziente fosse malato ea prescindere dal vaccino, la patologia sarebbe progredita allo stesso modo.
Di passaggio, quando tutto sarà privato / privatizzato i poveri saranno privati di tutto.

12 marzo 2021

Intervista a Franco Rotelli

di di Luisa Pozzar [articolo uscito su Avvenire il 23 febbraio 2021]

La pandemia impone di superare il modello Rsa per un sistema misto. «C’è bisogno di quella che noi chiamiamo la città che cura, dove pubblico, terzo settore e altri enti sociali lavorano insieme».

Il 30 aprile, termine previsto per la presentazione dei Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza (Pnrr), è ormai dietro l’angolo. Tra i diversi soggetti che a suo tempo si erano autoconvocati per offrire al ministero della Salute delle sollecitazioni in ottica Next Generation Eu, vi è anche la Conferenza Permanente sulla Salute Mentale nel Mondo (CoPerSaMM), realtà nata a Trieste nel 2010 e figlia della straordinaria esperienza basagliana. «Abbiamo partecipato, come Conferenza Basaglia, a questo movimento che si propone di spendere bene i fondi europei rispetto alla sanità» spiega Franco Rotelli, medico psichiatra, stretto collaboratore di Franco Basaglia per 10 anni, già consulente Oms e già direttore generale dell’Azienda Sanitaria triestina, autore di numerose pubblicazioni, nonché primo presidente di CoPerSaMM e firmatario del manifesto del Welfare di Prossimità.

«L’obiettivo principale di una rivoluzione in campo sanitario per noi sta – spiega Rotelli – nell’infrastrutturare le realtà socio-sanitarie a carattere territoriale e, insieme a questo, nel rafforzare l’assistenza domiciliare. Una visione che sposta l’attenzione dall’ospedale al territorio, dall’attività prestazionale all’attività di presa in carico complessiva della persona.

Questa politica deve essere sviluppata in particolare rispetto agli anziani». E subito i numeri: «Parliamo di 500mila persone nelle cosiddette Rsa, etichetta che, ormai impropriamente, identifica le case di riposo; ma anche di oltre 50mila persone in residenze psichiatriche di lungo periodo, che non sono i vecchi manicomi, ma non hanno nulla a che vedere con un buon servizio di salute mentale» prosegue Rotelli. «Noi, partendo dall’esperienza della psichiatria, sosteniamo che questa politica vada ampliata a tutto l’ambito della sanità con molta più forza di quanto non si sia fatto finora e abbiamo presentato un manifesto, insieme a molte associazioni, per chiedere al Governo un cambio deciso di rotta».
Istanze che si trovano riconosciute nella Missione 6 del testo del Pnrr quando si parla di Case della Salute, Case di Comunità ecc.: «Sono parole buone: si tratta di articolarle di più e di finanziarle meglio per rendere questo discorso più incisivo e più credibile. Su questo facciamo leva e speriamo che il governo rafforzi ipotesi e strategie».
La pandemia ha messo sotto gli occhi di tutti il paradigma o ospedale o abbandono ed è chiaro per Rotelli che si tratta di una visione «veramente inaccettabile. Esistono esperienze in giro per l’Italia in cui i servizi territoriali ci sono e sono stati costituiti. I distretti socio-sanitari dovrebbero essere il perno dell’assistenza al cittadino e va sottolineata la parola socio-sanitari perché la presa in carico delle persone deve essere complessiva e non prestazionale». Da qui lo sguardo si apre ad altre questioni altrettanto importanti: «C’è bisogno di quella che noi chiamiamo la città che cura, dove pubblico, terzo settore, altri enti sociali lavorano insieme per curare le persone. In qualche modo il servizio pubblico deve attivare il resto del sistema sociale». Ma serve anche, invece di continuare a costruirne di nuove, «svuotare le Rsa e attivare da subito un grande Osservatorio che guardi a ciò che succede lì dentro, anche rispetto alla presenza delle multinazionali nel meccanismo degli appalti». Senza dimenticare l’urgenza di «cambiare tutto rispetto agli indicatori economici. Dobbiamo capire quanto spendiamo per queste forme di istituzionalizzazione e costruire dei sistemi alternativi che possono essere molto più produttivi, chiamando in causa molto più lavoro utile e molto meno profitto fatto da capitale internazionale».
Resta molto da fare anche sulla tendenza dell’informazione a «glorificare gli ospedali dando scarsissima attenzione alla quantità e alla qualità dei servizi territoriali». Ma anche sul tema della formazione dei medici di medicina generale e dei medici di famiglia «che sono oggetto di una formazione autarchica, non hanno alcuna forma di accreditamento o di dipendenza e diventano sempre più burocrati o fornitori di ricette elettroniche nelle farmacie». Su questo Rotelli è categorico: «La prima cosa da fare è spazzare via il vincolo di assunzione per le Aziende Sanitarie». E poi impegnarsi per costruire alleanze: «Sono le uniche che possono sostenere la presa in carico delle persone. Altrimenti si distrugge tutto il capitale sociale».

13 marzo 2021

E tu slegalo subito

Campagna nazionale per l’abolizione della contenzione promossa dal Forum Salute Mentale.
Sabato 13 febbraio 2021 alle ore 15.30 a un anno e mezzo dalla morte di Elena Casetto, giovane donna di 19 anni morta legata e carbonizzata in un incendio divampato nel reparto di psichiatria dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, è organizzato l’evento "Città libere da contenzione. Per non dimenticare".

Sabato 13 febbraio 2021 alle ore 15.30 a un anno e mezzo dalla morte di Elena Casetto, giovane donna di 19 anni morta legata e carbonizzata in un incendio divampato nel reparto di psichiatria dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, è organizzato l’evento "Città libere da contenzione. Per non dimenticare".

La diretta andrà in onda sulle pagine facebook di E tu Slegalo Subito, Confbasaglia, Club spdc no restraint, Arci Bergamo, Psiche e società onlus e Piccoli Passi Per-Ass.di familiari,utenti e volontari per la salute mentale.
L’incontro è promosso dal Comitato Città libere da contenzione di Bergamo, dalla campagna E tu slegalo subito, dall’U.R.A.Sa.M. Lombardia (Unione Regionale Associazioni per la Salute

Mentale), dal Forum delle Associazioni per la salute mentale di Bergamo, dal Spdc no restraint, con l’adesione di numerose associazioni che operano nell’area della salute mentale e dei diritti umani.
L’evento si colloca in continuità con l’impegno, gli incontri e gli eventi pubblici organizzati dal Comitato nel 2019 e 2020 per costruire una cultura di rispetto dei diritti umani ed avviare dalla città di Bergamo un percorso per Città libere da contenzione, all’interno di un’azione di riqualificazione dei servizi della salute mentale e socio sanitari.
Qui l'evento facebook.
Per il comitato promotore: Giovanna Del Giudice, portavoce campagna ...E tu slegalo subito, 347 3904626
Valerio Canzian, presidente U.R.A.Sa.M. Lombardia, +39 347 703 5105
Camilla Morelli, per il Forum Associazioni per la salute mentale Bergamo, +39 340 352 7238 

12 marzo 2021

Ordinanze del Ministro della Salute e diritto di difesa

Il provvedimento ministeriale in oggetto é un atto avente natura amministrativa il quale potrebbe essere impugnato, in ipotesi di lesione di un interesse legittimo o di un diritto soggettivo, rispettivamente davanti al T.A.R. per il Lazio (o, in alternativa, al Capo dello Stato a seguito di ricorso straordinario) e davanti al giudice ordinario.

ll Ministro della Salute pro tempore, Roberto Speranza, con ordinanza 12 marzo 2021, ha stabilito l'applicazione delle misure di contenimento proprie della c.d. "zona rossa" (Capo V del DPCM 02 marzo 2021) per Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Piemonte e Veneto. Come previsto dall'art. 1, le suddette misure si applicano per un periodo di tempo pari a quindici giorni.

Il provvedimento ministeriale in oggetto é un atto avente natura amministrativa il quale potrebbe essere impugnato, in ipotesi di lesione di un interesse legittimo o di un diritto soggettivo, rispettivamente davanti al T.A.R. per il Lazio (o, in alternativa, al Capo dello Stato a seguito di ricorso straordinario) e davanti al giudice ordinario. Ora la Corte costituzionale, nella sentenza n. 18/1992, dopo aver collocato il diritto di difesa, di cui all'art. 24 della Costituzione vigente, tra "i principi supremi dell'ordinamento costituzionale", ha lasciato

intendere come una disposizione normativa volta a eludere la possibilitá di agire in giudizio non sarebbe esente da censure di illegittimitá costituzionale. L'ordinanza del Ministro della Salute, pur trovando la sua base legale nell'art. 1, comma 16 bis, del decreto-legge n. 33/2020 (convertito, con modificazioni, nella legge n. 77/2020), presenta un termine di efficacia troppo breve che renderebbe arduo addirittura avanzare una richiesta di sospensiva cautelare qualora si intendesse ricorrere al giudice amministrativo. Pertanto, sebbene la normativa non incida sul termine perentorio per impugnare l'ordinanza, l'applicazione delle misure di contenimento per due settimane rende non azionabile tanto l'art. 24, quanto l'art. 113 del Testo fondamentale che consente la tutela giurisdizionale contro gli atti della pubblica amministrazione.
Prof. Avv. Augusto Sinagra (Universitá "La Sapienza" di Roma)
Prof. Daniele Trabucco (Libera Accademia degli Studi di Bellinzona (Svizzera)/INDEF)
  Cav. Dott. Matteo Pio Impagnatiello (componente del Comitato Scientifico di Unidolomiti)
  Dott. ssa Camilla della Giustina (Universitá degli Studi di Padova e Libera Accademia Indef)

13 marzo 2021

Il 17 marzo, in occasione del 130° anniversario del naufragio del piroscafo "Utopia", ci sarà un incontro on line

"Un fatto muore quando nessuno più lo racconta" (Erodoto). L'istituto comprensivo "Tancredi - Amicarelli di Monte Sant'Angelo (FG) e VolturaniaEdizioni vi invitano all'incontro.
Pina Mafodda, ricercatrice, autrice di testi storici, presenterà la sua ricerca: "17 marzo 1891, il naufragio dell’Utopia tra cronaca e storie". E' un modo per dare voce e dignità a coloro i quali hanno lasciato le loro radici, la loro terra per cercare una vita migliore alla ricerca di un sogno.

L’incontro avverrà in diretta streaming sulla piattaforma zoom il 17 marzo 2021 dalle ore 13.30 alle ore 16,00 - Zona rossa web TV trasmetterà in diretta l’evento sulla pagina Facebook e su You Tube.
Per informazioni: scrivere a pina.mafodda@libero.it - mobile +39 333 360 9837

COMUNICATO STAMPA
17 MARZO 1891 – 17 MARZO 2021
Un fatto muore quando nessuno più lo racconta (Erodoto)
130° anniversario naufragio piroscafo Utopia

Il 12 marzo 1891 il piroscafo inglese Utopia, salpava da Napoli direzione New York con 813 passeggeri. Il 17 marzo 1891, alle ore 18.45, davanti al porto di Gibilterra, una violenta tempesta, con mare forza 9, ha provocato il naufragio del piroscafo stesso, con il drammatico bilancio di 540 morti.
In soli 20 minuti si è spento il sogno di molti uomini donne e bambini.
La corsa alla solidarietà della gente di Gibilterra ha permesso ai sopravvissuti di trovare un po’ di ristoro e tanta umanità.
Il 17 marzo 2021, in occasione del 130° anniversario della sciagura, ci sarà l’incontro on line che riporterà alla luce la tragedia. Interverranno i sindaci dei vari comuni d’Italia, allievi di vari ordini di scuole, unitamente al Console Onorario italiano a Gibilterra, giornalisti e ricercatori in collegamento da Gibilterra.

Insieme ricorderanno il naufragio e i migranti partiti dal loro Paese alla ricerca di un sogno per cambiare vita. Parteciperà all’iniziativa il Consiglio Generale degli Italiani all’estero ed esponenti di varie Associazioni culturali.
Pina Mafodda, ricercatrice, autrice di testi storici, presenterà la sua ricerca: 17 marzo 1891, il naufragio dell’Utopia tra cronaca e storie.  Dare voce e dignità a coloro i quali hanno lasciato le loro radici, la loro terra per cercare una vita migliore alla ricerca di un sogno.
La ricerca sarà pubblicata, per i tipi della Volturnia Edizioni, nella Collana Studi Molisani, a partire dall’estate 2021.
L’incontro avverrà  in diretta streaming sulla piattaforma zoom il 17 marzo 2021 dalle ore 13.30 alle ore 16,00 
Zona rossa web TV trasmetterà in diretta l’evento sulla pagina Facebook e su You Tube.
Per informazioni: scrivere a pina.mafodda@libero.it  - mobile +39 333 360 9837
Tobia Paolone - Volturina Edizioni

14 marzo 2021

E’ on line il nostro giornale “Esserci”

di Donata dei Nobili *

Ecco Esserci, il giornale delle marginalità sociali e della salute mentale. Lo puoi leggere, cliccando www.garganosalutementale.it Abbiamo scelto la denominazione “Esserci’” per marcare l’esistenza di tante persone rese invisibili per una ragione di disagio economico o psicofisico. L’appartenenza al territorio, come persona e cittadino del Mondo, non sempre è scontata.

È fruibile on line il nostro giornale “Esserci”
Ecco Esserci, il giornale delle marginalità sociali e della salute mentale. 
Lo puoi leggere, cliccando www.garganosalutementale.it
Abbiamo scelto la denominazione “Esserci ” per marcare l'esistenza di tante persone rese invisibili per una ragione di disagio economico o psicofisico. L'appartenenza al territorio, come persona e cittadino del mondo, non sempre è scontata.
In molte città, bisogna ribadire che la persona è eguale per natura e  che l'eguaglianza è un valore universale. Queste scontate verità, spesso, vengono negate.

Prof.ssa Donata dei Nobili, direttore responsabile "Esserci"

Ci sono uomini e donne che degradano l'essere umano a oggetto. E lo fanno per marcare la differenza tra il povero e il ricco; tra il sano e il malato; tra la donna e l'uomo; tra il giovane e l'anziano; tra il bianco e il nero; tra l'orientale e l'occidentale. A noi, queste differenze non piacciono e ci mobilitiamo per contenerle, arginarle, eliminarle.
Ci interroghiamo, pertanto, sulle nuove forme sociali, familiari e politiche che stanno assumendo nelle nostre Comunità, dopo i disastri umani derivanti da tante ideologie assolutiste.

Queste ragioni, le abbiamo poste a base del nostro progetto editoriale.
Un bisogno di comunicazione, il nostro, per ripensare e ridisegnare le nostre Comunità. E 'vero, abbiamo una grande ambizione.A noi piace far rinascere i sogni per raccontarli a chi cammina, solo, per le strade del mondo; a chi vive l'abbandono sanitario e assistenziale; a chi è in fuga dalla sua terra natìa; ai nostri figli dispersi nelle città dei Nord.
Una città senza  “sogni” è una città povera, senza alcun futuro, che nega sia l'idea di città sia l'idea di ogni eguaglianza.
Una frantumazione emotiva dell'essere umano e delle nostre famiglie, che provoca “l'isolamento sociale” e rende la relazione tra i cittadini rancorosa, priva di condivisione solidale, che alimenta una società violenta e primitiva. Il nostro giornale “Esserci” vuole agire per rendere esigibili i diritti sociali e politici di tutti, per non permettere ai “PEGGIORI” di costruire una città senza diritti, pregna di privilegi, arroganza, isolamento e solitudine dei nostri malati ed anziani. I nostri collaboratori sono sdegnati per l'uso discriminatorio delle istituzioni, per la indisponibilità "troppo disinteressata" di tante altre persone a rifiutare la ricchezza della diversità. Il giornale “Esserci” desidera, pertanto, impedire il raggiro della norma giuridica per appagare i propri egoismi, lo sperpero delle risorse finanziarie pubbliche ed, a tal fine, avanza proposte per consentire il risveglio della vita sociale nelle nostre Comunità. La città che noi desideriamo costruire, purtroppo, è un sogno ed oggi lontana.
La città che verrà è la nostra speranza per un futuro diverso, ma possibile. Noi riteniamo che anche in questa situazione socio-ambientale, degradata e degradante, è possibile cambiare i rapporti sociali e politici, smascherare i tanti volti nascosti, che organizzano il nostro malessere esistenziale.
Per aprire nuovi percorsi di civiltà, crediamo che bisogna trascinare le nostre comunità nella modernità, facendole uscire dal primitivismo umano. Per farlo, ci poniamo un fine: sgretolare tutti i principati di potere che incatenano gli ultimi, gli indifesi, gli invisibili, i poveri, i malati, gli anziani e tante donne nel Medioevo della vita globalizzata.
Questo sogno si può costruire, ma oggi, il sogno tranquillo, piacevole che vogliamo, non c'è.
Aiutaci a costruire il sogno, il tuo impegno è necessario.
Buona lettura.
* Direttore responsabile

Disabilità

17 marzo 2021

Basterà il Ministero alla Disabilità per superare la separazione tra Sanità e Sociale?

di Fabrizio Starace [articolo uscito su ripartelitalia.it]

In realtà, l’ipotesi di porre sotto un’unica guida le misure e gli interventi per le persone disabili era stata già percorsa nei Governi Conte, prima con il Ministero della Famiglia e della Disabilità, poi con l’assunzione della delega da parte del Presidente del Consiglio, senza tuttavia effetti di rilievo. Non ha mai visto la luce, infatti, l’annunciato “Codice per la persona con disabilità”, in cui concentrare tutte le norme in materia: il disegno di legge di delega al Governo, approvato il 28 febbraio 2019 dal Consiglio dei Ministri, non ha superato il vaglio della Ragioneria dello Stato

Tra le novità introdotte dal Governo Draghi, l'individuazione di una specifica delega per la disabilità, affidata alla Senatrice Erika Stefani. In realtà, l'ipotesi di porre sotto un'unica guida le misure e gli interventi per le persone disabili era stata già percorsa nei Governi Conte, prima con il Ministero della Famiglia e della Disabilità, poi con l'assunzione della delega da parte del Presidente del Consiglio, senza tuttavia effetti di rilievo.
Non ha mai visto la luce, infatti, l'annunciato “Codice per la persona con disabilità”, in cui concentrare tutte le norme in materia: il disegno di legge delega al Governo, approvato il 28 febbraio 2019 dal Consiglio dei Ministri, non ha superato il vaglio della Ragioneria dello Stato. Di esso l'elenco, al comma 2, delle aree da coordinare e semplificare: a) definizione della condizione di disabilità;
b) accertamento e certificazione;
c) disciplina dei benefici;
d) sistemi di monitoraggio, verifica e controllo;
e) promozione della vita indipendente e contrasto dell'esclusione sociale;
f) abilitazione e riabilitazione;
g) istruzione e formazione;
h) inserimento nel mondo del lavoro e tutela dei livelli occupazionali; 
i) accessibilità e diritto alla mobilità.

Oltre la disabilità

Aree di criticità che peraltro erano state già dettagliatamente affrontate nel "Secondo programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l'integrazione delle persone con disabilità", adottato con DPR del 12 ottobre 2017, ampio documento per orientare le politiche ei servizi per le persone con disabilità. Tra le 8 linee di intervento, le 47 azioni generali, le 205 azioni specifiche, Non può dirsi pienamente realizzato il processo di integrazione socio-sanitaria e permangono in molte aree del paese forti difficoltà

nel costruire progetti personalizzati che mettano effettivamente al centro la persona con disabilità assicurando la pienezza ed effettività dei principi di autodeterminazione ed empowerment. Prevale poi un approccio basato sulla singola patologia o condizione… ». pagina 1/2 forumalutementale.it | Basterà il Ministero alla Disabilità per superare la separazione tra Sanità e Sociale?
Copyright Allegra Carboni allegra.carboni@gmail.com http://www.news-forumsalutementale.it/bastera-il-ministero-alla-disabilita-per-superare-la-separazio ne-tra-sanita-e-sociale / L'individuazione di un dicastero "dedicato" alla disabilità è un indubbio passo avanti in termini di visione unitaria del tema, ma rischia di replicare nelle forme di governo la carenza di integrazione tra competenze istituzionali sanitarie e sociali, più volte indicata quale vero ed insormontabile ostacolo alla realizzazione di progetti personalizzati sul piano terapeutico, riabilitativo, assistenziale, tutelare, nel rispetto dell'unitarietà e della centralità della persona. Più recentemente, anche il Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza ha assegnato alle politiche sociali e sanitarie compiti sostanzialmente convergenti, auspicandone integrazione.
Ancora una volta è stata affidata la realizzazione di interventi innovativi una strategia che ha mostrato tutta la sua inefficacia. La nuova stesura del PNRR che si annuncia da parte del Governo Draghi costituisce una straordinaria occasione per la parallela, strutturale riforma della pluridecennale frattura tra sociale e sanitario.
Gli oltre 3 milioni di italiani che, a causa di problemi di salute, hanno bisogno nello svolgimento di attività abituali e ordinarie (persone anziane, con disabilità, persone con problemi di salute mentale e / o dipendenze, o con disturbi del comportamento) hanno bisogno di progetti personalizzati di intervento caratterizzati dalla inscindibilità degli apporti professionali sanitari e sociali e dalla indivisibilità del loro impatto sugli esiti. Non è sufficiente riconoscere questa realtà in atti normativi, in piani d'azione, in linee di indirizzo. È illusorio pensare - e tutte le analisi lo dimostrano - che l'impulso all'intervento integrato proveniente dai documenti programmatori, possa essere recepito e adottato in maniera ordinaria da servizi sanitari e sociali strutturalmente organizzati e gestiti in maniera autonoma e separata.
Crediamo sia un errore ritenere che le criticità dipendano dalla carenza di risorse e che sia un errore ancor più grave immettere nuove risorse in un sistema che ha bisogno di un radicale riordino: vanno modificate innanzitutto le modalità con cui le risorse vengono utilizzate, pervenendo al governo unitario di tutta l'area dell'integrazione sociosanitaria, quale riforma necessaria al buon uso delle risorse europee. Risorse che non sono trascurabili: quelle previste nell'ultima versione del PNRR sono stimabili a circa 15 miliardi di Euro (considerando la componente 5.1 Politiche per il lavoro; la componente 5.2 Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore, in cui sono previsti progetti per Servizi socioassistenziali, disabilità e marginalità e per Housing sociale; la componente 6.1 Assistenza di prossimità, in cui sono previsti finanziamenti per Casa della Comunità e presa in carico della persona, Casa come primo luogo di cura, Assistenza domiciliare, Sviluppo delle cure intermedie). 
Queste risorse si aggiungeranno a quelle correnti per tutte le persone con limitata autonomia (attività sanitarie e sociosanitarie per long term care, attività e misure sostenute dalle Politiche Sociali, erogazioni assistenziali a carico dell'INPS) stimabili per difetto in oltre 20 miliardi di Euro tutti 'anno, senza considerare gli stanziamenti autonomamente deliberati a livello regionale e comunale.
Appare evidente che le risorse già impegnate e quelle che saranno disponibili con i Fondi Europei sono adeguate per compiere un viaggio lontano nel Paese un significativo salto di qualità nella direzione di un welfare inclusivo, generativo, motore di ripresa e resilienza. Un patto che le stesse utilizzate in un sistema di governance unitario che supera i limiti, i confini di competenze e le autoreferenzialità attuali

Problematiche sociali

20 marzo 2021

Debito in arrivo, a pagarlo saranno i più deboli

di Matteo Impagnatiello e Daniele Trabucco

Hanno predisposto le regole di funzionamento del Next Generation UE, attraverso il quale saranno gestiti i 209 miliardi di euro (destinati all'Italia) che la Commissione é autorizzata a reperire sui mercati finanziari.

ll Parlamento europeo ed il Consiglio, con il regolamento UE n. 241/2021, hanno predisposto le regole di funzionamento del dispositivo per la ripartenza e la resilienza (la Lega ha votato a favore, mentre Fratelli d'Italia si é astenuto), uno dei principali strumenti del Next Generation UE, attraverso il quale saranno gestiti i 209 miliardi di euro (destinati all'Italia) che la Commissione é autorizzata a reperire sui mercati finanziari.
É stato calcolato, da uno studio di due economisti, Brancaccio e Realfonzo dell'Universitá del Sannio, che, tra risparmi sui tassi d’interesse, prestiti

Debito pubblico è fatto

da restituire e contributi a fondo perduto che ritorneranno con una maggiore contribuzione al bilancio UE, l'Italia riceverà molto meno di 10 miliardi all’anno per i prossimi sei anni: una somma molto modesta se paragonata a una crisi che ha distrutto oltre 160 miliardi di PIL solo nel 2020, ossia molto più delle passate recessioni. In altri termini, nuovo debito in arrivo e commissariamento del nostro Paese. Andrá tutto bene..

21 marzo 2021

Il diritto di essere uccisi ovvero la morte del diritto

di Matteo Impagnatiello e Daniele Trabucco*

Il pluralismo ideologico ha favorito la soggettivizzazione della morale e del diritto. E' evidente che l'autodetrminarsi assoluto della pesona umana non solo è una possibilità rimessa alla discrezionalità del legislatore, ma addirittura diviene un obbligo a carico di quest'ultimo discendente dal diritto "tirannico" all'autodeterminazione.

Il Congresso spagnolo, con 202 voti favorevoli e 141 contrari, ha approvato la legge che depenalizza l'eutanasia e la disciplina. A partire dal mese di giugno 2021 essa costituirá una prestazione erogata dal servizio sanitario e potrá essere richiesta dai maggiorenni che si trovano in uno stato di sofferenza grave, cronica e tale da determinare una situazione di vita intollerabile.
Dopo Olanda, Belgio e Lussemburgo, il Regno di Spagna diventa il quarto Paese europeo (settimo al mondo) ad aver introdotto una normativa di questo tipo. Non c'é alcuna "umanitá" e alcuna "giustezza" in una scelta simile, come ha dichiarato il Presidente del

Lo stato

Governo spagnolo, il socialista ed economista Pedro Sánchez, ma unicamente l'affermarsi di quell' "etica della scelta" che ha assolutizzato la libertá umana secondo i canoni propri del giusnaturalismo moderno (Grozio, Hobbes).
Il tanto decantato pluralismo ideologico, posto a fondamento dell'organizzazione sociale e politica, ha favorito la soggettivizzazione della morale e del diritto. É evidente che, seguendo questa

impostazione, l'autodeterminarsi assoluto (senza vincoli, limiti) della persona umana non solo é una possibilità rimessa alla discrezionalità del legislatore, ma addirittura diviene un obbligo a carico di quest’ultimo discendente dal diritto "tirannico" all’autodeterminazione.
Pertanto, esso é in grado di stabilire quando una vita é "sub-umana" o "dis-umana", per utilizzare le categorie di Paolo Ricca, con la conseguenza che l'eutanasia interverrebbe paradossalmente affinché il vivere non diventi esso stesso dono irriconoscibile. Carnap (1891-1970) ci definirebbe "musicisti senza talento musicale", espressione da lui utilizzata per definire tutti i metafisici, tuttavia se ciascuno è per natura giudice di quali siano i giusti mezzi per la propria conservazione; se ognuno, per stolto che sia, è il giudice naturale delle proprie pretese, allora ogni azione può essere legittimamente considerata come richiesta a scopi vitali e ogni cosa è per natura giusta.
Quando, peró, tutto è giusto, la giustizia scompare. Se, poi, tutti hanno solo diritti e non doveri (ius in omnia), il diritto svanisce e subentra la forza. Il cerchio cosí si chiude, rivelando la terribile, geometrica e mortale coerenza del sistema.
Alcune forze politiche (Vox) hanno legittimamente avanzato l'idea di un ricorso al Tribunale costituzionale. Scelta che appoggiamo, ma dalla quale non ci attendiamo grandi risultati. Il Testo costituzionale spagnolo attualmente vigente del 1978 é l’ultimo delle Costituzioni «fatte in serie» secondo la felice definizione di Boris Mirkine Guetzévitch.
 *Cav. dott. Matteo Pio Impagnatiello (Unidolomiti)  e prof. Daniele Trabucco (Costituzionalista)

14 aprile 2021

Michele Prencipe parla del suo progetto di attività psico-motoria e ludico-dance, per sorridere alla follia

di Michele Prencipe

Il progetto di attività psico-motoria adattata e ludico-dance, riguarda un gruppo di ragazzi e ragazze adulti, con varie problematiche psicologiche e disabilità motorie, che risiedono presso la Comunità "Gheel" e il Centro Diurno “Genoveffa de Troia”  di Monte Sant’Angelo. Questo servizio sociosanitario psichiatrico è altamente specializzato sia dal punto di vista logistico, medico sia da quello psico-riabilitativo. Con loro, collaborano i professionisti dello "Phisic Movement Studio" del prof. Michele Prencipe. 

Questo pezzo è stato pensato dal prof. Michele Prencipe, responsabile del "Phisic Movment Studio" di Monte Sant'Angelo.
Il progetto di attività psico-motoria adattata e ludico-dance riguarda un gruppo di ragazzi e ragazze, con varie problematiche psicologiche e disabilità motorie, che risiedono presso la Comunità "Gheel" e il Centro Diurno "Genoveffa de Troia" di Monte Sant'Angelo.
Questo servizio sociosanitario psichiatrico è altamente specializzato sia dal punto di vista logistico e medico sia da quello psico-riabilitativo. Con loro, collaborano i professionisti dello "Phisic Movement Studio" del prof. Michele Prencipe. Quest'anno, l'equipe psicoriabilitativa ha pianificato e strutturato nuove e piacevoli unità didattiche. Le attività psicoriabilitative sono state pensate e “adattate” per coinvolgere tutti i partecipanti, considerando che il gruppo è costituito da adulti di età media che varia dai 30 ai 63 anni, con disabilità e carenze psicomotorie di varie entità.
Gli incontri - lezioni sono svolte in varie località, che variano dall'ambiente circostante, campetti sportivi, palestra e locali del centro stesso di appartenenza. Nella programmazione dell'attività motoria, la metodologia utilizzata spazia dalla semplice camminata all'aria aperta, con esercizi di respirazione e percezione dell'ambiente circostante, a movimenti ed esercizi a corpo libero, da soli e in coppia o in gruppo, in cui l'elemento che prevale è il coinvolgimento di tutti nella forma ludica più consona al momento. 

Prof. Michele Prencipe

Il metodo globale è l'approccio utilizzato, (far eseguire una camminata in varie direzioni e situazioni diverse con piegamenti, circonduzioni delle braccia, flessioni ed estensioni degli arti inferiori senza insistere sulla coordinazione del movimento stesso), visto che la maggior parte dei soggetti possiede una sufficiente motricità. Con il procedere degli incontri, si mira a creare le opportune condizioni psicofisiche per migliorare i vari gesti motori e inserire, nell'unità didattica, vari esercizi, progredendo dal facile al difficile. 
L'équipe dei professionisti non utilizza programmi individualizzati, se non in sede diversa e personalizzata come in alcuni casi specifici, con un tipo di lezione cosiddetta frontale e partecipata, ma programmi che coinvolgono emotivamente il

gruppo, da renderlo il protagonista del momento ludico-riabilitativo.
Il prof. Michele Prencipe evidenzia che gli obiettivi generali che si pone con i suoi interventi sono il mantenimento dello stato di buona salute e il raggiungimento e / o il mantenere un buon grado di autonomia personale. Al fine di avere una valutazione di eventuali progressi in termini di efficienza fisica e miglioramento dello stato generale - continua Michele Prencipe -, vengono proposti i test Eurofit (Test Europei di Attitudine Fisica) e, in particolare, test di forza per gli arti superiori ( lancio palla medica), degli arti inferiori (squat isometrico) e il test di mobilità articolare sia degli arti superiori che inferiori, nonché vari e piccoli esercizi di coordinazione psico-ludico-motoria.
Nell'elaborare le unità didattiche, sono presenti i fattori della motricità, quali: le capacità senso percettive, per stimolare gli analizzatori sensoriali, cinestetico, tattile, visivo, acustico; lo schema corporeo e posturale, per sollecitare il controllo dell'equilibrio, la coscienza del proprio corpo, il controllo della respirazione e l'organizzazione spazio-temporale; lo schema motorio di base, come camminare, rotolare, afferrare, lanciare, correre, traslocare in quadrupedia, saltare, per rafforzare i prerequisiti per l'autonomia motoria personale e sociale; le capacità organico-muscolari (condizionali), determinato prevalentemente da processi energetici e neuromuscolari, per una buona salute e stima accettazione del proprio corpo; la forza (nelle varie espressioni e in particolare la forza massima e resistente), che subisce il minor sviluppo, in quanto nei disabili sono presenti deficit di forza ".
In ogni incontro, le attività psicoriabilitative non tralasciano l'aspetto piacevole di aprirsi. , pertanto, non trascurano il ballo come momento di gioco, divertimento e percezione del proprio corpo nello spazio e nel gruppo. Gli esercizi programmati e svolti, ossia quelli che i ragazzi sono in grado di fare, sono i mezzi per creare delle buone relazioni. I tre cardini che contraddistinguono il percorso svolto dai ragazzi e che tende a migliorare tutte le capacità condizionali e psicologico-cinestetiche, si racchiudono in queste tre parole: Psiche, Ginnastica e Ballo.
Questo laboratorio non è invasivo e ha i suoi tempi e modi di svolgimento: 2/5 ore settimanali in orari consoni e in relazione programmatica alle varie attività che si svolgono nel servizio sociosanitario psichiatrico.
"In qualità di insegnante, -conclude Michele Prencipe- al fine di garantire un buon servizio e lavoro per questi ragazzi, a cui non basta sicuramente la professionalità, l'esperienza e quant'altro, dedico oltre all'impegno, la cosa più importante , l'amore per il prossimo, in modo da fargli vivere, anche se per poche ore settimanali, un momento di accettazione incondizionata e spiensieratezza ".
Phisic Movement Studio PT.Ins.Prof.Michele Prencipe va oltre. Il progetto di attività psico-motoria adattata e ludico-dance, riguarda la persona in quanto tale, che vive la sua diversità.

30 maggio 2021

La società del disagio

di Giuseppe Piemontese*

Alain Ehrenberg, in un suo libro La società del disagio. Il mentale e il sociale (Einaudi, Milano 2010), ci parla di un mondo sempre più complesso, rispetto al passato, in cui si manifestano tutti i sintomi di una società del disagio, e quindi del malessere sociale

Alain Ehrenberg, in un suo libro La società del disagio. Il mentale e il sociale (Einaudi, Milano 2010), ci parla di un mondo sempre più complesso, rispetto al passato, in cui si manifestano tutti i sintomi di una società del disagio, e quindi del malessere sociale. Un mondo in cui al centro vi è la salute mentale, versi cui gli studiosi, solo dagli anni Settanta, hanno iniziato a fare ricerca e a delineare il campo attraverso interventi mirati a sollevare le persone da uno stato di disagio mentale diffuso, che oggi va sotto la denominazione di depressione. Parola che fino agli anni Settanta non si conosceva, oppure non era che una sindrome associata a molte altre malattie mentali. Invece, dagli anni Settanta di essa si è incominciata a interessare la psichiatria, tanto da far affermare che forse è il disturbo mentale più diffuso nel mondo. A. Ehrenberg vi ha dedicato diversi anni di studio e diversi libri, fra cui ricordiamo la fatica di essere se stessi (Einaudi, Milano 1999), che ha avuto un grande successo e ha aperto la strada agli studi sulla depressione e quindi sul disagio mentale.
Nel libro si vuole dare una risposta alle tante domande che provengono dalla società, ma specialmente dalle persone affette da questa malattia, che ormai colpisce quasi il 20-30 % delle persone. Ehrenberg afferma che: “La depressione è intrinseca, strettamente legata a una società come quella contemporanea, dove le norme della convivenza civile non sono più fondate sui concetti di colpevolezza e disciplina, ma sulla responsabilità e sullo spirito d’iniziativa”.
La depressione nasce dal non essere ormai all’altezza di ciò che gli altri si aspettano, oppure di non essere uguale agli altri, o a canoni ormai decodificati e prescritti dalla società. Tutto questo crea i presupposti, a livello generale, per una società di disagio, incapace di dare un senso non solo a livello individuale, ma anche e soprattutto a livello comunitario.
“Fra i sintomi che riemergono nel contesto di una depressione, afferma Eugenio Borgna, nella Prefazione al libro, Ehrenberg sottolinea in particolare l’importanza dell’ansia, della insonnia e soprattutto della fatica ad essere se stessi (della inibizione), anteponendo questi sintomi a quelli della tristezza, del dolore morale e della colpa. La depressione è intesa, così, come una patologia dell’azione e non come una perdita della gioia di vivere” (Ehrenberg, 2010, p. XVIII-XIX). In questo senso vi è una fatica eccessiva di vivere rispetto alla normalità. La fatica di prendere iniziative e, quindi, di realizzare le cose. Ehrenberg trova le cause di tutto ciò nei paradigmi sociali, con cui è costituita la nostra cultura, che si caratterizza attraverso la realizzazione di progetti, di motivazioni e di comunicazione.
È come ci si trovasse di fronte ad un essere senza tempo, in quanto esso rappresenta il futuro, l’avvenire. Afferma E. Borgna: “La inibizione, in particolare, alla quale è legata l’esperienza soggettiva di fatica e di scacco nella realizzazione personale e sociale, si costituisce come una modalità di vivere inconciliabile,

Il disagio esistenziale nella società liquida

in ogni sua forma e in ogni sua dimensione clinica, con l’immagine che la società richiede a ciascuno di noi; e la coscienza di questo crudele fallimento sul piano della responsabilità e della iniziativa dilata (amplifica) immediatamente i confini della sofferenza e della inadeguatezza che sono presenti in ogni depressione e che i modelli sociali dominanti rendono, appunto, ancora più dolorose e talora insanabili” (Ehrenberg 2010, p. XX).

Purtroppo, oggi, nozioni come quelle di salute mentale e sofferenza psichica, che non avevano alcuna importanza prima della svolta degli anni Ottanta, occupano ormai una posizione di primo piano. E questo grazie anche al movimento di emancipazione dei costumi e alle trasformazioni dell’organizzazione dell’impresa e alla crisi del sistema di protezione sociale che ha avuto inizio nel corso degli ani Novanta.
Da questo momento, di salute mentale e di disagio psichico si sono interessate diverse scienze, fra cui la biologia, la psicologia, la filosofia morale, la sociologia, fino alle scienze neurologiche, compresa la psichiatria. In tutto ciò si sono creati diversi settori che studiano l’uomo da un punto di vista biologico, psicologico e sociale. E tutto ciò non trascurando l’aspetto morale o etico, legato, per alcuni, anche alla necessità di una nuova Metafisica e, come oggi si suole dire, ad un nuovo umanesimo o post-umanesimo. Al centro di tutto vi è la ricerca di affermare l’autonomia della persona, che consiste, da una parte nella libertà di scelta in nome della proprietà di sé e, dall’altra nella capacità di agire da sé nella maggior parte delle situazioni della vita.
In questi ultimi anni la psichiatria ha subìto un processo evolutivo tanto da passare dal considerare la follia da semplice malattia da condannare, a disagio mentale da guarire e da considerare il “folle” non più come un reietto della società, ma come una conseguenza del “disagio della civiltà”; disagio che nasce quando l’individuo è caricato troppo nelle sue responsabilità e nelle sue attese da parte della stessa società. Questo nuovo indirizzo verso la “socializzazione” del malato mentale si è avuto per primo negli Stati Uniti, ad opera di sociologi e psicologi, come Richardt Sennet con Il declino dell’uomo pubblico. La società intimista del 1974 e Christopher Lasch con la cultura del narcisismo, del 1979, per poi diventare campo di analisi negli studi sociologici di Anthony Giddens e di Alain Touraine, in cui la sofferenza psichica e la salute mentale sono oggi il test sociologico che misura il grado del declino della società contemporanea. Una paura non solo dell’individuo, ma anche del sociale.
E ciò non perché ci troviamo in presenza di un indebolimento del legame sociale o di declino della regola sociale, ma di trasformazioni nelle regole sociali e nello spirito delle istituzioni. Oggi il disagio mentale è diventato sinonimo di stato mentale, da rapportarsi al disagio della civiltà e, quindi, della cultura contemporanea. Per questo si parla di fine della cultura, di crisi d’identità, di crisi delle città, di crisi della politica come crisi della società in generale (vedi Habermas ). E questa crisi, se un tempo si manifestava a livello individuale, oggi essa si manifesta a livello collettivo, così come ha affermato, all’inizio del secolo XX Marcel Mauss (1921). Questi, infatti, ha messo in rilievo in cosa consiste il carattere sociale della soggettività, dell’affetto, delle emozioni, dei sentimenti. In questo senso oggi, all’inizio del nuovo Millennio:
“la salute mentale è diventata il linguaggio contemporaneo, la forma d’espressione obbligatoria non solo del malessere o del benessere, ma anche di conflitti, di tensioni o di dilemmi di una vita sociale organizzata in riferimento all’autonomia, che prescrive agli individui modi di dire e di fare” (Ehrenberg 2010, p. XV). “La salute mentale ha così, afferma Ehrenberg, a che fare, a differenza della psicopatologia tradizionale o della psichiatria classica, con fenomeni generali della vita collettiva, quelli che dipendono al contempo dalla coesione sociale e dal significato di quanto accade, vale a dire dalla coerenza sociale” (Ehrenberg, 2010, p. XVI).
In tutto questo discorso sul disagio mentale e, quindi, sulla crisi d’identità entra il discorso su alcuni termini qualificativi come “modernità”, “postmodernità”, “società”, “individualismo”, “capitalismo”, “neoliberalismo”, “globalizzazione”, “uguaglianza”, “libertà”, “democrazia”, “diritti”, ecc. Termini che oggi hanno assunto delle valenze sociologiche, oltre che culturali. Infatti, siamo passati dalla crisi della modernità al disagio della post-modernità, al fenomeno della globalizzazione, come causa ed effetto di disuguaglianza, temi descritti da diversi sociologi, economisti, psicologi come A. Tauraine, Z. Bauman, J. J. Stiglitz, U. Beck, D. Harvey, M. Castells, D. Rodrik, ecc. Il punto adesso è come tutto ciò influisca sulla salute mentale e come questa possa essere curata e trattata in maniera scientifica. A tale proposito A. Ehrenberg, autore appunto del libro La società del disagio (2010), adottando i metodi di un’antropologia comparativa, esamina i due più importanti modelli di interpretazione della sofferenza mentale, quello americano e quello francese, focalizzandosi sugli usi della ricerca sociale e della psicoanalisi nei due paesi. Negli Stati Uniti si preferisce di più dedicarsi all’esperienza individuale del paziente, mentre in Francia si preferisce rapportare la malattia mentale ad un disagio nella società. Questa ultima corrente psichiatrica viene catalogata come psichiatria sociale o comportamentale, la quale “si occupa di studiare sia l'influenza dei fattori sociali sulla genesi e sul decorso spontaneo dei disturbi psichici (comprendendo in questo tipo di indagine l'epidemiologia psichiatrica) sia il rapporto fra i fattori socioculturali e il trattamento dei disturbi psichici stessi” (Ehrenberg, 2010). Da questo momento, inizia la crisi del liberalismo e, quindi, l’entrata in un'epoca in cui non ci sono più certezze e, quindi, verità da difendere. Inizia così il percorso tormentato del disagio sociale e, quindi, mentale, in un contesto in cui non solo è morto l’individuo, ma con lui la società. La stessa che sarà al centro dell’analisi psicologica da parte degli studiosi francesi, che porranno al centro di ogni dibattito non più l’individuo, ma la società nel suo complesso sociale, culturale e antropologico.
In altri termini la psicoanalisi francese, rispetto a quella americana, privilegia più l’aspetto sociale che quello individuale. Di questa nuova impostazione psicoanalitica il capostipite è Jacques Lacan (1901-1981). Per Lacan il soggetto o Io non è il dato originario della vita psichica dell'individuo, ma il risultato di una costruzione. In lui ciò che hanno valore sono i legami sociali, da cui nascono le nevrosi. E ciò in conseguenza al declino della figura paterna. In altri termini, in Lacan c’è un contrasto fra l’ideale sociale e l’illusione dell’Io. Con l’ingresso nella cultura di massa, la psicanalisi entra nella quotidianità della gente, grazie anche ai mezzi di comunicazione, come riviste e giornali. L’io individualistico diventa l’io collettivo. È l’epoca della soggettività liberata in cui il capitalismo e il neoliberalismo godono di ottima salute, tanto da creare le basi per una globalizzazione generalizzata sul piano sociale, culturale ed economica.
È, in un certo qual modo, il distacco della società dalla politica e, quindi, dal potere decisionale. È l’epoca della nascita dei movimenti che si riconoscono più che nei partiti tradizionali, in alcune idee innovative e contestative dell’ordine pubblico, rappresentate da alcuni laeder. Per la prima volta viene a galla “il disagio del lavoro”, la crisi delle identità territoriali, che poi si riconnette, a livello generale, al “disagio della civiltà”. E questo in conseguenza anche del “trionfo del capitalismo liberale sul capitalismo di Stato”. La precarietà del lavoro, all’inizio del Duemila, diventa strutturale, tanto da costituire “il volto nascosto della modernizzazione”.
E tutto questo porta direttamente verso “la società del disagio” e, quindi, la precarizzazione dell’esistenza, acuita oggi, in maniera esponenziale, dalla pandemia, che ha messo in evidenza la fragilità dell’uomo e il suo “disagio psichico” di fronte alla realtà della vita.
*Società di Storia Patria per la Puglia

06 giugno 2021

Sta per cadere una pericolosa bomba ecologica su i cittadini di Manfredonia, Monte Sant'Angelo e Mattinata

A cura del Coordinamento dei Partiti e Movimenti di Opposizione di Monte S. Angelo - Foggia

Il mega impianto per il recupero della plastica con la costruzione del termo valorizzatore e l'arrivo nelle aree retro portuali di milioni e milioni di tonnellate di scarti delle miniere e della bentonite rappresentano un pericolo per l'ambiente e per la salute delle popolazioni di Monte Sant'Angelo, Manfredonia e Mattinata.

Nell'agglomerato ASI di Macchia, nei prossimi mesi saranno realizzati due interventi che trasformeranno quell'area industriale in una piattaforma per il trattamento dei rifiuti e degli scarti delle miniere del mondo.
Il mega impianto per il recupero della plastica con la costruzione del termo valorizzatore e l'arrivo nelle aree retro portuali di milioni e milioni di tonnellate di scarti delle miniere e della bentonite rappresentano un pericolo per l'ambiente e per la salute delle popolazioni di Monte Sant'Angelo, Manfredonia e Mattinata.
Il Sindaco D'Arienzo e il Commissario dell'ASI tengono all'oscuro le popolazioni.
PERCHÉ? CHI STA DIETRO A QUESTI DUE PROGETTI?

Monte Sant'Angelo, Piana di Machia- Sito dell'impianto

Perché non si rendono pubbliche almeno le relazioni tecniche dei due interventi?
I cittadini hanno il diritto di sapere e di capire!
I silenzi del Sindaco D'Arienzo e l'incapacità di governo della sua maggioranza vanno combattuti, perché sono un disastro per Monte S. Angelo e per le popolazioni di Manfredonia e Mattinata.
*Il Coordinamento dei Partiti e Movimenti di Opposizione di Monte S. Angelo - Foggia

06 giugno 2021

La salute dei cittadini non è in vendita. Sindaco, risponda alle domande.

di Matteo Notarangelo

Macchia sta per diventare un grande centro di raccolta di rifiuti e una pericolosa “bomba” ecologica, che intaccherà la salute dei cittadini. Dai proclami di quel che resta del Pd, si lusingano le popolazioni del territorio con il benessere collettivo. Benvenuti a Bengodi!

Macchia sta per diventare un grande centro di raccolta di rifiuti. Una pericolosa “bomba” ecologica verrà ceduta agli ignari abitanti del Gargano. Quanto si imporrà nel territorio micaelico intaccherà la salute dei cittadini. I proclami politici, di quel che resta del Pd, lusingano  le popolazioni del territorio con il benessere collettivo.
Benvenuti a Bengodi!
Il Pd, nei manifesti pubblici, parla di un insediamento produttivo "pulito", di  posti di lavoro e dello sviluppo del territorio, deterrenti alle ecomafie  e alla legalità (sic!). Questo termine, ormai,  è diventato il loro intercalare.
I rappresentanti dei partiti e dei movimenti politici non si lasciano sedurre dal canto delle sirene e dicono: "Blandiscano i disoccupati, adulino gli sciocchi e incensino le famiglie disperate, ma non dimentichino che le popolazioni del territorio sono più evolute dei loro rappresentanti amministrativi, che non sono classe politica".

Territorio di Macchia- Monte Sant'Angelo (FG)

Dal  Sindaco, intanto, vogliono che risponda alle legittime domande dei partiti e dei movimenti cittadini. Nella Città, sono in tanti a ribadire che chi non ha nulla da nascondere, non può che chiarire i legittimi dubbi e i timori sanitari dei cittadini.
Le domande echeggiano ovunque e la paura di ritornare a  inquinare una delle più belle zone balneare è manifesta. Di fronte al pericolo di compromettere il territorio, i cittadini non si spiegano i comportamenti  dell'Amministrazione comunale di Monte Sant'Angelo e si chiedono:"Perché il Sindaco di Monte Sant’Angelo evita di spiegare ai cittadini quanto è stato deciso?". Domande che, ad oggi,  non hanno alcuna risposta.
I partiti e i movimenti di opposizione ci  riprovano a riformulano le loro domande, per placare l'angoscia che assale le popolazioni di Manfredonia, Monte Sant'Angelo e Mattinata, originata dalla paura di ritrovarsi a vivere in un territorio inquinato e compromesso.

Con un manifesto pubblico espongono  le loro riflessioni e si chiedono: "Con il mega impianto per il trattamento e il recupero della plastica nella zona industriale di Macchia, si prevede la costruzione di un termovalorizzatore?".
Questa inquietante domanda, spinge a porre altre legittime e sacrosante domande.
"Perché il Sindaco non rende pubblica la Relazione Tecnica del Progetto? Perché il Pd tace sul progetto della SAASIF HOLDING, che potrebbe portare nell’area retroportuale di Macchia – Manfredonia-Monte Sant’Angelo milioni e milioni di tonnellate di scarti delle miniere? Perché il sindaco d’ Arienzo, con il suo voto nell’Assemblea generale dell’ASI, ha concorso a disattivare le norme regolamentari con cui impediva di realizzare nell’agglomerato di Macchia mega impianti di trattamenti dei rifiuti? Perché il sindaco d’Arienzo non rende pubblica anche la Relazione di quella proposta che è stata discussa in sede di Consiglio di Amministrazione del Consorzio ASI, di cui il Comune fa parte? Perché il sindaco d’Arienzo non informa la popolazione? L’Amministrazione Comunale composta, di fatto,  da due  gruppi consiliari, per quali motivi in questi quattro anni non ha promosso alcun dibattito? In questa Città, che ulula alla legalità, (quale?) è legittimo porre delle domande per conoscere il destino di tantissimi cittadini. Si ripete, cittadini e non individui senza diritti?".
Questa brutta vicenda e i tanti silenzi pare che stiano  dimostrando che a Monte Sant’Angelo difettano la democrazia e la partecipazione.
(Fonte: Coordinamento dei Partiti e Movimenti di Monte Sant'Angelo)

11 giugno 2021

Il diritto alla città

di Giuseppe Piemontese*

Oggi la qualità della vita si misura in rapporto alla qualità del vivere in una città che abbia i requisiti della convivenza pacifica e della qualità sociale. Prerogative che presuppongono, oggi, più che mai, il diritto ad avere una città perfetta, in simbiosi con il benessere dei suoi cittadini. Purtroppo, in questi ultimi decenni, è proprio la città che è andata in crisi.

Oggi la qualità della vita si misura in rapporto alla qualità del vivere in una città che abbia i requisiti della convivenza pacifica e della qualità sociale. Prerogative che presuppongono, oggi, più che mai, il diritto ad avere una città perfetta, in simbiosi con il benessere dei suoi cittadini. Purtroppo, in questi ultimi decenni, è proprio la città che è andata in crisi. Una crisi non solo esistenziale, quanto una crisi legata alla stessa pianificazione urbana, che ha accusato dei problemi per quanto riguarda il consumo indiscriminato del suolo, creando così uno squilibrio fra la città e la campagna, a danno di quest’ultima. Da ciò è derivata una profonda crisi della città tradizionale, dove tutto era commisurato al vivere  sociale e quindi al benessere della comunità. Oggi, in conseguenza dell’espandersi indiscriminato delle città, con il fenomeno delle periferie e, quindi, della mancanza di ordine architettonico e urbanistico, con servizi inadeguati e infrastrutture prive di efficienza e di qualità della vita stessa, la città ha presentato tutte le contraddizioni della crisi della modernità e quindi del sistema capitalistico e del neoliberismo, tanto da mettere in discussione lo stesso fenomeno della globalizzazione, con le sue ineguaglianze sociali, tanto da mettere in discussione la stessa civiltà occidentale, che ha tolto ad ogni città e ad ogni territorio, la loro intrinseca identità storico-culturale.
Sulla città e sul ruolo che oggi hanno l’architettura e l’urbanistica, nell’ambito della qualità della vita, abbiamo una vasta letteratura, con testi molto interessanti, da un punto di vista storico-urbanistico, oltre che sociologico. Fra tanti testi che abbiamo esaminato, vogliamo soffermare la nostra attenzione sul libro di Henri Lefebvre "Il diritto alla città" (Ombre Corte, Verona 2014), il cui autore è considerato uno dei più importanti filosofi-urbanisti del XX secolo, tanto da essere ancora oggi studiato per le sue idee riguardanti la qualità della vita urbana e il “diritto alla città”, come elemento fondamentale “alla libertà, all’individualizzazione nella socializzazione, all’habitat e all’abitare”.
E come tale, nel suo libro analizza il formarsi delle città, con riferimento specifico alla nascita dell’industria e, quindi, allo svilupparsi del fenomeno dell’urbanizzazione, affrontando per primo il rapporto fra industrializzazione e urbanizzazione, da cui inizia “la problematica urbana”, che nasce nel mondo occidentale con il processo di industrializzazione.

Le città vivibili

Essa caratterizza la società moderna e per questo si differenzia sia dalla città antica che dalla città medievale. Se la città antica ha un carattere prettamente politico, così come la città medievale ha un carattere commerciale, artigianale e bancaria, la città moderna ha un carattere prettamente economico, legato alla nascita del capitalismo, all’industria e, quindi, alla nascita di una nuova classe sociale, la borghesia.

Questo passaggio da un sistema economico basato sul commercio e sul sistema bancario ad un sistema industriale determina un’accelerazione del fenomeno urbano, anche in vista di uno spostamento di manodopera dalla campagna alla città industrializzata. Ciò ha favorito il concentramento del capitale nei centri urbani sorti dall’industria, creando così le prime città di media grandezza, fino alle città considerate megalopoli, composte da diverse conurbazioni.
Tutto questo ha creato una separazione fra la città antica e la città moderna, creando, nel contempo, le periferie urbane e le periferie industrializzate. Tale fenomeno lo si è visto maggiormente nelle città europee, più che in quelle americane. In questo processo di industrializzazione, legata allo sviluppo delle città, si è verificato per la prima volta il fenomeno dell’abbandono graduale dei centri storici o della città consolidata, tanto da creare le premesse per una separazione fra l’antico e il moderno, fra il passato e il presente, sempre più industrializzato e globalizzato.
Di fronte a questo duplice processo, rappresentato dall’industrializzazione e dalla urbanizzazione, ha inizio un terzo processo che è quello conflittuale fra la produzione economica e la vita sociale. Infatti, afferma Lefebvre, ha inizio così storicamente uno scontro violento tra la realtà urbana e la realtà industriale. Scontro che ancora oggi è presente in tante città del mondo, vedi per esempio Taranto, non solo in occidente, ma anche nei paesi asiatici, fra cui Pechino, dove il tasso di inquinamento legato alle industrie ha raggiunto livelli preoccupanti. Le città di oggi ormai sono costituite, da una parte dalla città da ammirare e da visitare turisticamente, e dall’altra dalla città industrializzata, sede di imprese e di banche, che fanno da supporto alle industrie. Tutto ruota così intorno al sistema finanziario, che ormai determina lo sviluppo delle città e del sistema economico. Purtroppo, stiamo assistendo ad un processo di “implosione-esplosione” delle città, tale da far nascere vere e proprie megalopoli, che assorbono interi distretti territoriali, come nel caso di Parigi, Amsterdam, Milano, Londra. 
In questi ultimi decenni, molti centri urbani hanno perso quello che si chiama il tessuto urbano, che consiste nel modo di vivere il legame con la propria città. Per esempio, molti centri urbani, con l’industrializzazione, sono stati de-contadinizzati”, perdendo così la loro caratteristica di villaggio rurale o artigianale, con riferimento alla vita contadina e alla vita dell’artigianato e del piccolo commercio. Così, oggi, questi villaggi o “modi di vita” sono caduti nel folklore, a causa dell’espandersi delle città attraverso le periferie, dove si sono insediate le reti bancarie, commerciali, industriali e gli spazi abitativi. In questo senso è cambiato un “modo di vivere”, tanto da creare le premesse per un progressivo degrado della società urbana. Tutto ciò comporta un allargamento dei servizi e, quindi, della sicurezza, di cui oggi si parla in maniera drammatica in alcune periferie delle città megalopoli. Anche se c’è da notare che, anche in vista di una urbanizzazione espansiva ed invasiva, ancora persiste una conflittualità fra ruralità e urbanità, in quanto esiste ancora una generazione legata alla campagna e quindi alla terra.
Con i grandi complessi residenziali e i nuovi quartieri periferici, la città viene privata della  sua urbanità, perdendo così quei temi collettivi, fra cui la stessa sua identità,  che erano le vie, le piazze, i monumenti, gli spazi d’incontro. Da questo momento, ormai, la coscienza della città e della realtà urbana si affievolisce. E tutto questo in nome di una razionalità funzionale (Le Corbusier) che determina la vita urbana e la vita sociale della gente. E sarà proprio in questo contesto che si determinerà la politica dei centri commerciali, visti solo come centri di consumo e come centri privilegiati del libero mercato.
Nasce così una nuova ideologia fondata sull’idea di felicità legata al consumo. In altri termini una nuova filosofia di vita legata alla città. Tutto questo, secondo Lefebvre, pone in luce “la contraddizione tra il  valore d’uso (la città e la vita urbana, il tempo urbano) e il  valore di scambio (gli spazi acquistati e venduti, il consumo dei prodotti, dei beni, dei luoghi e dei segni) (Lefebvre, 2014, p. 39).
Oggi la città è un campo in cui operano diverse discipline, da quella degli storici, a quella degli economisti, dei demografi, dei sociologici, degli architetti. Anche se, afferma Lefebvre, spetta agli urbanisti pianificare il tutto attraverso  il supermento della teoria con la pratica ed elaborando nuove strategie politico-urbanistiche attraverso il metodo della interdisciplinarità.
Si tratta, dunque, afferma Lafebvre, di sottoporre a un esame critico l’attività cosiddetta “urbanistica”, anche se oggi l’ideologia urbanistica dominante è quella di essere al servizio del capitale, o per lo più del processo globalizzante, in cui a decidere sono le reti di circolazione, di comunicazione di informazione e di decisione. Questa è la nuova filosofia della città e, quindi, dell’ideologia urbanistica. Oggi la crisi mondiale fa emergere nuovi aspetti della realtà urbana, collegati, per esempio, al funzionalismo esasperato di Le Corbusier, oppure al continuismo fra passato e presente, al concetto di evoluzionismo o di organicismo, e così via. Solo, oggi, purtroppo ci accorgiamo della specificità della città, della mancanza di un ordine di prossimità, di cui sono prive la maggior parte delle città contemporanee. Oggi le nostre città mancano di una storia, legata principalmente al tessuto sociale e, quindi, alla cultura del luogo. Ormai si è perso il senso della storia urbana, intesa come opera d’arte in divenire (M. Romano).
In questo senso, la città, secondo noi, dovrebbe essere la proiezione della società sul territorio, In altri termini la città come forma della simultaneità fra presente e passato, come specchio della identità territoriale e nello stesso tempo come esigenza culturale della comunità, da cui dipende la qualità della vita stessa. Forma urbana che ha in sé il concetto di funzione e di relazionalità, sia con l’aspetto sociale, che con il territorio circostante. In questo caso entra in gioco il rapporto fra città e campagna, quest’ultima intesa come luogo di produzione. Rapporto che, nell’arco del tempo, è mutato diverse volte, a danno soprattutto di quest’ultima. Purtroppo, quanto si perdono l’anima del luogo e la cultura dell’abitare, si perdono anche e soprattutto il senso dell’appartenenza e la coscienza del proprio habitat, tanto da sentirsi estranei al proprio luogo di nascita o di vita. Da tutto ciò nasce di conseguenza il “diritto alla città”, di cui ci parla il nostro autore Lefebvre, come “diritto alla libertà, all’individualizzazione nella socializzazione, all’habitat e all’abitare”, come diritto di partecipazione alla vita sociale e politica, oltre che culturale della stessa città. Un diritto inalienabile di essere artefici della propria città, come elemento vitale del vivere insieme.
*Società di Storia Patria per la Puglia

16 giugno 2021

L’impianto a Macchia non deve essere costruito

di Matteo Impagnatiello*

Si ripetono gli stessi errori: dopo la traumatica passata esperienza del petrolchimico, quando nel 1971 l’Eni inaugurò la fabbrica di sostanze chimiche Anic (Azienda Nazionale Idrogenazione Combustibili), si ripetono le scelte catastrofiche per la salute e l’ambiente, in un luogo dalle bellezze naturalistiche ineguagliate. Nel più totale silenzio istituzionale tranne qualche sporadico articolo apparso su alcune testate on line e cartacee, di informazioni sulla programmazione di un impianto per il trattamento della plastica, da costruire a Macchia di Monte Sant’Angelo.

“Errare humanum est, perseverare autem diabolicum”. Accade nuovamente dopo la traumatica passata esperienza del petrolchimico, quando nel 1971 l’Eni inaugurò la fabbrica di sostanze chimiche Anic (Azienda Nazionale Idrogenazione Combustibili), catastrofica per la salute e l’ambiente.  Nel più totale silenzio istituzionale, di un potenziale nuovo impianto per il trattamento della plastica, da costruire a Macchia di Monte Sant’Angelo, non vi è traccia alcuna di informazioni che mettano al corrente le comunità locali del progetto, tranne qualche sporadico articolo apparso su alcune testate on line e cartacee.
Forse per questo sono ancora pochi gli interventi e le prese di posizione consapevoli ed indignate dei cittadini del Gargano e della Capitanata. Macchia si appresta a diventare un centro di raccolta di rifiuti da trattare. Si possono già immaginare i tanti autocarri attraversare il Tavoliere con i loro carichi di rifiuti, che contribuiranno in loco, ad aumentare, in maniera decisiva le immissioni inquinanti di anidride carbonica. Va aperto un serio dibattito, al fine di condividere scelte fatte da pochi, con l’utilizzo, in parte, di risorse pubbliche.
 A distanza di 50 anni, è difficile dimenticare i morti di tumore ed il disastro ambientale causati dall’industria chimica.

Area industriale di Macchia, Monte Sant'Angelo - Foggia

E’ altrettanto difficile comprendere la scellerata decisione del nuovo impianto chimico.
Negli anni Settanta, in tutto il territorio nazionale, c’è stata la proliferazione di poli chimici con localizzazioni sbagliate, cioè lontani dalle fonti di approvvigionamento.
Non veniva portata avanti una specializzazione produttiva accompagnata dalla ricerca e dall’innovazione. E’ successo anche a Macchia.

Allora (come forse sembra delinearsi anche oggi) lo stabilimento era stato costruito senza alcuna informazione agli abitanti inerente alla pericolosità dei processi produttivi e ai rischi conseguenti.
Sempre allora, non erano presenti presìdi di prevenzione e intervento in caso di incidente, né era stato programmato un piano di emergenza. E’ di questi giorni la sentenza n. 250/2021 del 01/03/21 della Corte di Appello di Bari che ha riconosciuto a 11 ex dipendenti dell’Enichem i benefici contributivi conseguenti all’esposizione all’amianto. Il territorio fu devastato, anche perché gli organismi deputati al controllo, nulla facevano in tal senso.
Il miracolo economico che arrivò a toccare anche il Sud Italia, a Macchia di Monte Sant’Angelo aveva appunto un nome: Anic, il 4° petrolchimico italiano (Anic, Enichem, infine Enichem Agricoltura Spa). In una terra di miseria ed emigrazione, vennero riposte grandi speranze per il suo insediamento. Quel tipo di sviluppo economico-industriale era basato su un vulnus di informazioni e sulla mancata consapevolezza della comunità locale dei devastanti effetti che avrebbe portato l’industria petrolchimica. Uno sviluppo basato sul ricatto occupazionale per imporre un modello inquinante: abolizione del diritto alla salute in cambio di lavoro.
Il tipo di dinamica descritto non valeva solo per il comprensorio pedegarganico, ma era facilmente rintracciabile in tante città meridionali, dove la debolezza economica veniva utilizzata per una nuova e diversa forma di colonizzazione, in cui si massimizzavano i profitti scaricando i costi sociali (umani ed ambientali) sul territorio ospitante.
E’ altresì evidente che le istituzioni locali favorirono i grandi  gruppi industriali non tutelando gli interessi collettivi. Durante l’attività del petrolchimico, non mancarono gli incidenti: il più grave si verificò il 26 settembre 1976, quando fuoriuscirono diverse tonnellate di arsenico. Senza dimenticare che nel 1980, vi fu la concessione ministeriale per lo sversamento in mare dei sali sodici, un refluo della produzione del caprolattame, autorizzazione prorogata fino al giugno 1988.
Ad oggi, l’area interessata risulta, in gran parte, non bonificata. Non si comprende perché un territorio, contiguo al Parco Nazionale del Gargano, con un ecosistema unico, con la Piana di Macchia ricoperta di uliveti secolari debba essere la collocazione di industrie chimiche e/o petrolchimiche. La storia si ripete, in una terra ritrovatasi senza lavoro, con una emigrazione che ha ripreso a crescere. La catastrofe lasciata in eredità si scontra con l’assenza e il disimpegno delle istituzioni locali e nazionali.
Non è un ragionamento luddista. Basterebbe intraprendere la strada dell’agro-alimentare, con la trasformazione, la commercializzazione e la valorizzazione dei prodotti locali. Si può fare. Si deve fare, prima che sia troppo tardi. E’ necessario un gioco di squadra in cui tutti gli organi competenti si impegnino per far decollare un’economia che abbia legami con il territorio, che dialoghi con le comunità interessate. L’altro versante su cui puntare è il turismo, per 365 giorni l’anno.
Chissà che ci sia un ripensamento optando per un percorso bio-compatibile con la millenaria storia del territorio garganico in particolare e della Daunia, in generale.
*Matteo Impagnatiello(componente del Comitato Scientifico di Unidolomiti)

22 giugno 2021

Legambiente approva l’impianto a Macchia

di Matteo Impagnatiello*

Franco Salcuni, membro del direttivo nazionale dell’associazione ambientalista "Legambiente", ha dichiarato che l'associazione è favorevole alla costruzione del mega impianto per il trattamento della plastica nella piana di Macchia di Monte Sant’Angelo (Foggia).

Legambiente è a favore dell’insediamento del mega impianto per il trattamento della plastica nella piana di Macchia di Monte Sant’Angelo. A dirlo è Franco Salcuni, membro del direttivo nazionale dell’associazione ambientalista. La notizia è stata data dal quotidiano "L’Attacco" dell’ 8 giugno scorso, a pagina 23. Alla volontà industriale di Legambiente, il giornale pugliese ha  dedicato l’intera pagina, richiamando l’intervista in prima pagina.
Di questo progetto, le popolazioni sanno poco  e vige il silenzio istituzionale. “Dobbiamo farci un esame di coscienza e capire se vogliamo chiudere il ciclo dei rifiuti in Puglia - premette a l’Attacco Salcuni -. Se lo vogliamo, va fatta l’impiantistica. Va fatta in sicurezza, però va fatta, altrimenti il problema dei rifiuti rimane un problema aperto”.
La dichiarazione evidenzia che i cittadini dovrebbero farsi un esame di coscienza, secondo Franco Salcuni. In realtà, l'annunciato progetto, dopo il saccheggio del territorio subito con l'industria chimica, dovrebbe scuotere la coscienza non dei cittadini, bensì della politica, delle  istituzioni e anche di Legambiente. La storia si ripete. Le comunità locali, che abitano quei posti paesaggisticamente meravigliosi, come negli anni Sessanta, non vengono informate, a danno della loro salute e dello sfregio al fantastico territorio.

Piana di Macchia, zona indicata per l'impianto

A conferma della bellezza del territorio, sono numerose le recensioni dei media nazionali e internazionali. Il paradosso, però, è che proprio questi territori vengono indicati per ospitare impianti altamente inquinanti da coloro che li dovrebbero tutelare. Il disastro non è solo annunciato, ma è stato già causato. Spesso, sia prima ma anche dopo gli incidenti, il pericolo è stato tenuto nascosto, sottovalutato e/o negato. Dei danni provocati ai territori e alle popolazioni pochi ne parlano.

Tra coloro che si sono rivolti all’autorità giudiziaria, pochissimi hanno ricevuto risarcimenti economici. Altri, dopo lunghissimi ed estenuanti processi nelle aule dei tribunali, sono deceduti.
E le bonifiche? “In quell’area - dice Salcuni, membro di Legambiente, riferendosi alla zona ex Enichem - c’è di tutto. Una bonifica completata solo al 18%”. Ed è proprio questa constatazione che dovrebbe far pensare.
Le mancate bonifiche del territorio generano, oltre che danni e patimenti, sfiducia nelle istituzioni deputate a garantire la salute e la sicurezza pubblica. Non sono pochi i cittadini che tutt'oggi denunciano i silenzi dei loro rappresentanti istituzionali.
I dubbi, le paure e le inquietudini dei cittadini sono state fatte proprie dalla nascente lista civica "Patto civico Rinascita possibile" di Monte Sant’Angelo, che ha invitato a riflettere sul lungo silenzio dell’intero consiglio comunale e le giustificazioni di Legambiente. Il timore di una “bomba ecologica” angoscia le popolazioni di Monte Sant’Angelo e Manfredonia, che distano poche centinaia di metri dal sito destinato ad ospitarla. Aprire il dibattito è fondamentale, nonostante la disillusione dei cittadini, troppo spesso sedotti da promesse di prosperità e benessere, risultate poi tradite.
Il cofinanziamento della Regione Puglia, che ammonta a 10 milioni di euro, insieme alla richiesta della Seasif di concessione per ben 4 lustri di secolo di 3 delle 5 banchine del Porto Alti Fondali di Manfredonia (costruito con i soldi della Cassa del Mezzogiorno), rappresentano ulteriori ragioni per far partecipare le comunità locali. "In quest'ultimo tempo - dichiara un rappresentante della lista "Patto Civico La Rinascita Possibile" di Monte Sant'Angelo - tra i cittadini e l'intero consiglio comunale di Monte Sant'Angelo c'è incomunicabilità. Eppure, il territorio che dovrebbe ospitare il mega impianto fa parte del comune di Monte Sant'Angelo. A quanto pare, i consiglieri sono disinformati e non conoscono il progetto industriale. Il Sindaco non rende pubblico il preoccupante progetto e con la sua Giunta hanno deliberato di destinare una parte importante del territorio, a pochi metri dal mare, a area di raccolta di rifiuti. Gli inquietanti silenzi, è ovvio, provocheranno danni non solo ai cittadini di Manfredonia, ma anche a quelli di Macchia e del quartiere "Galluccio", che distano a poche centinaia di metri dalla zona dove verrà costruita la discarica e l'impianto".
E’ lontano il Medioevo, quando le crociate erano giustificate con la formula divina “Dio lo vuole”.
Nel territorio garganico, nonostante la presenza dell’Arcangelo, non pare ci siano potenze divine che impongano di impiantare tutto ciò che è altamente pericoloso e inquinante. Eppure, siamo all’interno del Parco Nazionale del Gargano, che non fa sentire la sua voce.
Non è la chimica e/o similare il settore merceologico esclusivo ed adatto per il Gargano e la Daunia. Le eccellenze ed i prodotti del territorio non hanno nulla a che spartire con gli insediamenti industriali calati dall’alto, di proprietà di holdings venute da lontano.
Per questo, si resta perplessi riguardo alla posizione assunta da Legambiente. Non è difficile immaginare uno sviluppo eco-compatibile, anche dopo il disastro creato dal petrolchimico degli anni ’60. E poi, è così complicato valorizzare la plurimillenaria storia di Monte Sant’Angelo e Manfredonia?
*Matteo Impagnatiello (componente del Comitato Scientifico di Unidolomiti)

25 giugno 2021

Indiciamo il Referendum

Dicono che non temono alcun confronto. Noi abbiamo difficoltà a credere a quanto scrivono. Vogliono una discussione, senza alimentare falsità. Strano è che questa “democratica" richiesta arriva dopo aver secretato tutto dal 2018 e tutt’oggi nessuno conosce il progetto di trattamento della plastica nel territorio di Macchia – Monte Sant’Angelo.

INDICIAMO IL REFERENDUM STATUTO DEL COMUNE DI MONTE SANT'ANGELO Impianto di trattamento della plastica. Dicono che non temono alcun confronto. Noi abbiamo difficoltà a credere a quanto scrivono. Vogliono una discussione, senza alimentare falsità. Strano è che questa “democratica" richiesta arriva dopo aver secretato tutto dal 2018 e tutt’oggi nessuno conosce il progetto di trattamento della plastica nel territorio di Macchia – Monte Sant’Angelo.
Bene!

La piana di Macchia, quello che non vogliamo

CONSIDERATO I TANTI SILENZI DI QUEST'AMMINISTRAZIONE, INDICIAMO IL REFERENDUM, se a questi signori non dispiace far esprimere i cittadini.

ART.14 REFERENDUM
1. Il Consiglio comunale, a maggioranza assoluta dei suoi componenti, può deliberare il ricorso al referendum consultivo in ordine a questioni che riguardino materie di esclusiva competenza del Comune.
2. Il referendum consultivo può essere richiesto, sempreché concerna questioni che riguardino materie di esclusiva competenza del Comune, da 1000 cittadini iscritti nelle liste elettorali del Comune, con firme legalmente autenticate.
3. Hanno diritto di partecipare al referendum gli iscritti nelle liste elettorali del Comune.
4. La richiesta di referendum. deve contenere indicazioni precise in ordine all’argomento o alla deliberazione o al provvedimento cui si riferisce e deve essere formulata in termini tali che la domanda rivolta ai votanti sia chiara ed univoca e permetta una risposta netta.
5. Il referendum deve riguardare questioni o atti generali.
6. Il regolamento sugli Istituti di partecipazione e consultazione dei cittadini disciplina le materie che non possono essere oggetto di referendum, determina le modalità sull’ammissibilità e di attuazione del referendum.
Dopo aver tenuto tutto nascosto dal 2018 scrivono:
"Non temiamo il confronto poiché non abbiamo nulla da nascondere, saremo pronti ad affrontare qualsiasi discussione democratica, ma chi pensa che con la menzogna e le falsità si possa fermare lo sviluppo del nostro territorio dovrà ricredersi".
Proprio perché li riteniamo democratici, indiciamo il referendum per dare la possibilità a tutti di decidere il futuro del territorio della piana di Macchia, territorio di Monte Sant'Angelo.
Quello che resta di quest'Amministrazione comunale, sicuramente, favorirà il referendum, quale strumento  di democrazia e di partecipazione attiva dei cittadini al governo della città.
Dimostrateci che  sbagliamo (sic!).

26 giugno 2021

L’assenza delle politiche ambientali favorisce il degrado della città

di Matteo Impagnatiello*

L’associazione ambientalista "Legambiente" ha comunicato di essere favorevole all’impianto della plastica nella piana di Macchia, trovandosi così allineata sulle posizioni della giunta comunale di Monte Sant’Angelo. C’è bisogno di interventi più robusti, quale ad esempio la bonifica della zona ex Enichem di Macchia, tuttora inquinata e teatro, in passato, di gravi incidenti ambientali.

Legambiente è favorevole all’impianto della plastica nella piana di Macchia, trovandosi così allineata  sulle posizioni della giunta comunale di Monte Sant’Angelo. Nel 2019, solo 12 comuni della provincia di Foggia hanno superato la percentuale del 65% della raccolta differenziata: tra questi, non risultava esserci Monte Sant’Angelo. L’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, con dati aggiornati al marzo 2019, certifica che la raccolta differenziata, nella città di Monte Sant’Angelo Patrimonio Mondiale dell’Unesco, è pari al 46,27%, ben lontana dall’obiettivo prefissato.
La raccolta differenziata fu imposta nell’allora Cee dalla direttiva 75/442 del 1975. Sono trascorsi ben 46 anni, e Monte Sant’Angelo non raggiunge neanche la soglia del 50% nella gestione differenziata dei rifiuti.
Forse per questo le amministrazioni municipali succedutisi alla guida della città, insieme a qualche associazione ambientalista presente sul territorio (neanche tanto presente), non hanno mai sbandierato alcun successo nel campo ambientale.

Si notano i ritardi nella raccolta differenziata

La piantumazione di 896 alberi in quattro anni, come si legge nel sito istituzionale di Monte Sant’Angelo, non è assolutamente in grado di colmare le inesistenti politiche ambientali. C’è bisogno di interventi più robusti, quale ad esempio la bonifica della zona ex Enichem di Macchia, tuttora inquinata e teatro, in passato, di gravi incidenti ambientali.

Piuttosto che l’insediamento di un mega-impianto del trattamento della plastica a Macchia, co-finanziato generosamente con denaro pubblico, sarebbero opportuni seri e decisi provvedimenti per far crescere la raccolta differenziata, portandola verso percentuali degne delle Regioni italiane virtuose. L’intera Capitanata, e quindi anche la piana di Macchia, sono caratterizzate da una forte vocazione agro-alimentare. La  messa in vendita di 1600 ettari di terreno, di proprietà di Ismea in vendita in Puglia e disponibili per i giovani agricoltori, dovrebbe sortire effetti positivi per il rilancio dell’occupazione giovanile, ma, a quanto pare, non saranno riscontrate le sperate ricadute occupazionali. Oltre alla mancata bonifica, la realizzazione dell’impianto per la plastica certamente compromette l’appetibilità dell’offerta contenuta nel quarto bando della Banca delle Terre Agricole, aperto dal 9 giugno fino al 7 settembre corrente. Tale  Banca, istituita con la Legge 28 luglio 2016, n.154, art.16 e amministrata dall'Ismea, ingloba sia i terreni di proprietà dell'Istituto, sia quelli appartenenti a Regioni e Province Autonome o di altri soggetti pubblici interessati a dismetterli.
Questa è una occasione da cogliere: la via maestra da percorrere. Il modello di sviluppo agro-agroalimentare può essere un settore capace di offrire opportunità di occupazione e di crescita professionale.
Una risposta giusta al modello industriale ottocentesco e altamente inquinante, con deboli ricadute occupazionali, accettata dall’amministrazione comunale di Monte Sant’Angelo.
*Matteo Impagnatiello (componente del Comitato Scientifico di Unidolomiti)

 

Consultate anche:

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  • Commissione Europea Public Health. Assistenza sanitaria transfrontaliera in Europa

    Un approccio globale alla salute mentale.
    La salute mentale è parte integrante della salute. Si tratta di una priorità per la Commissione europea, che negli ultimi 25 anni ha sostenuto azioni e progetti volti a migliorare il benessere psichico delle persone nell'UE e nel resto del mondo.
    Nel discorso sullo stato dell'Unione europea 2022 la presidente della Commissione Ursula von der Leyen aveva annunciato l'intenzione di presentare nel 2023 una nuova iniziativa sulla salute mentale.

    Commissione Europea

Centro Diurno di Accoglienza Monte Sant'Angelo (Foggia)