9 marzo 2021

George Orwel, "1984". Un romanzo da leggere

A cura di di Gesuele Rosciano

Un film che fa riflettere e che, ancora una volta, mi ha fatto apprezzare il ruolo del diritto, assunto che il diritto positivo abbia una prevalente base giusnaturalistica fatta di principi e valori innati ed ineluttabili per l’essere umano, nella tutela dei diritti di libertà.

Ieri, mi sono concesso un’ora e mezza per guardare un film: “1984” meglio noto come “il grande fratello”, film del 1964 tratto da un romanzo di George Orwell.

Il romanzo scritto tra il 1948 ed il 1949 e la costruzione cinematografica, parlano di un regime totalitario in cui il controllo perpetuo operato dai detentori del potere su ogni singolo individuo, è operato a mezzo di telecamere dislocate ovunque, in luoghi pubblici e privati, e gli stessi cittadini

si autocontrollano affinché la mente dei singoli sia indiscutibilmente orientata verso un pensiero unico imprescindibile: l’amore verso il grande fratello, dove il grande fratello, altro non è che il potere esercitato attraverso coazione durissima. I guardiani del sistema sono gli agenti della psico polizia, la cui funzione è quella di prevenire qualsiasi opposizione al pensiero unico, ovvero, il loro compito è quello di controllare che ognuno risulti completamente svuotato del suo io, dei propri sentimenti, delle proprie passioni. Che risponda senza esitazioni e senza la possibilità di mettere in dubbio alcunché, rispetto agli ordini ed alle affermazioni del grande fratello.
Un film che fa riflettere e che, ancora una volta, mi ha fatto apprezzare il ruolo del diritto, assunto che il diritto positivo abbia una prevalente base giusnaturalistica fatta di principi e valori innati ed ineluttabili per l’essere umano, nella tutela dei diritti di libertà.
Film che consiglio vivamente, specialmente a chi, negli ultimi mesi ha sentito l’oppressione dei propri diritti fondamentali, gridando alla dittatura sanitaria, in quanto, se pur in una ricostruzione fantascientifica, questo film è capace di raccontare cosa sia la dittatura e quanto, grazie allo stato di diritto, attualmente siamo liberi di pensare ed agire.

11 marzo 2021

La cura c'è!

di Giuseppe Bucalo

Nonostante i manicomi, la lobectomia, Francesco Mastrogiovanni e Andrea Soldi ... niente è cambiato e niente, probabilmente, cambierà se non ci liberiamo del mito della normalità a ogni costo.

TESTO PRINCIPALE

Spesso dipingiamo (e a ragione) la pratica psichiatrica come una forma di cieca e insensata violenza. Spesso ne riconosciamo i tratti di sistema di controllo e sopraffazione dell'uomo sull'uomo. Spesso invochiamo verità e giustizia per quanti sono distrutti, uccisi o annichiliti dal suo abbraccio mortale.Nonostante abbiamo sotto gli occhi ciò che la psichiatria sia stata (e sia ancora) capace di fare ad esseri umani inermi, abbandonati alle sue cure.

Nonostante i manicomi, la lobectomia, Francesco Mastrogiovanni e Andrea Soldi ... niente è cambiato e niente, probabilmente, cambierà se non ci liberiamo del mito della normalità a ogni costo.
Liberarci della psichiatria, non implica solo sottrarsi alle sue attenzioni involontarie, ma anche liberarci dalla necessità di difendere/imporre il nostro ordine mentale, sociale e familiare a chi a questo ordine non intende/sa/può obbedire o sottostare. Dal 2002 sono impegnato in un'esperienza di accoglienza che prova a sperimentare forme di convivenza extraordinarie e, al contempo, a fornire rifugio a quanti rischiano l'internamento a causa delle proprie scelte e modi di essere.
L'abbiamo chiamata "La Cura", come provocazione e nel tentativo di riappropriarci del senso più pieno del "prendersi cura" gli uni degli altri, a partire da noi stessi. Avevamo chiaro allora che la vita non può essere curata, ne guarita, ma va vissuta. Quello che non sapevamo allora (e non potevamo nemmeno immaginare) è che questa esperienza avrebbe curato noi, anche se non guarito del tutto, della nostra normalità.

 

LINK

Pubblicazioni


Centro Diurno di Accoglienza Monte Sant'Angelo (Foggia)