04 Luglio 2022

I percorsi riabilitativi e di accoglienza nelle Residenze Terapeutiche

a cura di Severino Tognoni

Molti anni sono passati dalla istituzione delle Residenze Terapeutiche quali quelle delle comunità.
Terminato il periodo di rodaggio nella fase di organizzazione delle strutture che rimandano ad una dimensione familiare, le case di accoglienza utili per il periodo di cura, vengono meno.
Non sempre i pazienti sono in grado di rientrare al proprio domicilio per una mancazza organizzativa da parte della "istituzione".

Benchè nel lavoro di recupero i pazienti sono stati coinvolti nella gestione della casa e invitati a intervenire in tutte le attività che la riguardano, nella cura degli spazi di vita comune. Nella programmazione si è favorita una responsabilizzazione, l'acquisizione di gradi di autonomia all’interno di un contesto protetto, questo non è bastato per completare il percorso terapeutico che permettesse agli ospiti di rientrare nel proprio ambiente familiare.

Il percorso terapeutico in comunità garantisce il continuo affiancamento agli ospiti all’interno di un contesto ambientale che per caratteristiche fisiche e organizzative rimanda ad una dimensione familiare. Le unità abitative sono infatti strutturate come appartamenti e gli ospiti vengono coinvolti nella gestione della casa e in tutte le attività che la riguardano.
La partecipazione degli ospiti alla dimensione quotidiana della vita come la preparazione dei pasti e la cura degli spazi, favorisce una responsabilizzazione e il recupero e/o l’acquisizione di livelli differenti di autonomia all’interno di un contesto protetto.
L'ambiente che per antonomasia è "protetto" permette la vita in comunità intesa come accettazione di regole comuni, esperienze organizzative dove il gruppo è uno strumento terapeutico per una proposta di integrazione.
Sulla base di un progetto condiviso con il paziente, la famiglia e gli operatori, vengono programmati percorsi terapeutici che tengono conto delle esigenze cliniche e gli aspetti socio-ricreativi.
I tempi dei percorsi riabilitativi e di accoglienza possono essere studiati per integrare il recupero delle abilità di vita quotidiana anche delle attività volte alla socializzazione come i gruppi di discussione, nonché, gli interventi educativi mirati al recupero delle abilità manuali grafico-artistiche.
Tutta la programmazione è mirata al miglior recupero psichico, fisico e relazionale, in modo da facilitare il reinserimento nella vita famigliare e sociale.
Dopo 9 anni dopo l'approvazione del Piano Nazionale di Azioni per la Salute Mentale (PANSM), approvato dalla Conferenza Stato Regioni nella seduta del 24 gennaio 2013, degli aggiustamenti sono necessari per rivedere la tematica della residenzialità psichiatrica, proponendo specifiche azioni mirate a migliorare il offerta di residenzialità per aumentarne l'efficienza riabilitativa e assistenziale al fine di migliorare i trattamenti e ridurre le disomogeneità.
Si tratta, pertanto, di rivedere la metodologia dei percorsi di cura con la creazione di spazi confacenti ai programmi di intervento proposti dagli operatori.
Un maggiore impegno finanziario si rende necessario per affrontare i bisogni delle persone, mirando a rinnovare l’organizzazione dei servizi.
Noi parliamo di strutture residenziali psichiatriche che accolgono utenti adulti affetti dai seguenti quadri patologici: disturbi schizofrenici, disturbi dello spettro psicotico, sindromi affettive gravi, disturbi della personalità con gravi compromissione del funzionamento personale e sociale.
In un contesto di specifica attenzione programmatica si invitano le Regioni, le Provincie, i Comuni a effettuare una ricognizione e a valutare i criteri fino ad ora adottati per l’inserimento, tipologia di pazienti trattati, requisiti di accreditamento, parametri per il personale, tariffe, a parità di impegno assistenziale, durata della permanenza nelle strutture.
Tanto vi dovevamo per fare chiarezza sulle nuone regole da adottare per migliorare il servizio di assistenza nelle residenze terapeutiche.

 

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