Il regno di Napoli tra lazzari e briganti

di Matteo Notarangelo

L'associazione "Genoveffa de Troia" di Monte Sant'Angelo, il 27 luglio, alle ore 19,00, nei locali della biblioteca civica, organizza un incontro con il prof. Vincenzo Guli, autore del libro "Il ferro e il fuoco del nemico esercito francese. Il 1799 in Irpinia e nel Regno di Napoli".
E' una serata di cultura e di musica, un modo per riconsiderare un pezzo della storia meridionale, oscurato dalla storiografia ufficiale.
Per l'occasione, il cantautore Antonio Silvestri e il soprano lirico Mariella Ciuffreda propongono suonate e canti sanfedisti.
Non solo.
Durante la serata, gli ospiti della comunita psichiatrica "Gheel" e del Centro Diurno di Monte Sant'Angelo presentano dialoghi di briganti insorgenti del 1799 e del 1861.

Con questo incontro culturale-musicale, si cerca di rispolverare la verita storica della rivoluzione anti-napoletana, anti-cristiana ed anti-borbonica del 1799, nonché degli eccidi dei Piemontesi, provocati con "il saccheggio del Sud", nel 1861.

Quegli accadimenti storici non possono essere dimenticati o, peggio, falsificati.

Quel vuoto è, ormai, accertato con documenti di archivio secretati ed ostacola la conoscenza alle giovani generazioni.
E' un secolare vuoto storico che oltraggia il valore e la dignita di un popolo, insultato, massacrato ed incarcerato nella propria terra, occupata dallo straniero.
Questa giornata culturale rafforza la richiesta di una storiografia scientifica del popolo Duosiciliano, che ha subito e poi combattuto sanguinose guerre di spoliazione e di soprusi. Un popolo, quello meridionale, vilipeso che invoca la verita storica per inorgoglire i figli del grande Sud, prima briganti ed oggi ancora emigranti.
Ma che accadde in quei convulsi anni di sterminio di lazzari e di briganti insorgenti?
La fine del Seicento è l'epoca della filiazione della Massoneria speculativa dalla Massoneria operativa. Nelle Logge corporative entrano luminari della nobiltà, chiamati "Massoni Accettati", che si assumono il compito di abbattere le monarchie assolute e riformare i costumi in tutto il mondo occidentale.
Fra i massoni francesi ci sono Montesquieu, Rousseau, Voltaire, Lalande, Petion, Mirabeau, Danton , Lafayette e Napoleone.
In pochi decenni, la Massoneria Universale si radica in Europa e penetra nei salotti buoni degli stati feudali europei.
Nel 1750, nasce a Napoli una Gran Loggia, che designa Gran Maestro Raimondo di Sangro, principe di San Severo.
E' l'inizio della fine della monarchia assoluta di Carlo Borbone, sorta nel 1734. Per affermare gli ideali massonici dei Landmarches, non c'è che un modo: distruggere le monarchie e lo Stato della Chiesa.
E' quello che succede.
La monarchia borbonica di Ferdinando IV, ne da l'occasione.
A raccontarcelo è Vincenzo Guli, presidente del "parlamento delle Due Sicilie".
Nel 1798, le truppe francesi occupano Roma e proclamano la Repubblica romana. Ferdinando IV con le truppe napoletane, corre in difesa dello Stato Pontificio ed entra nella città del papa, Roma.
Dopo pochi giorni, i francesi, a Civita Castellana, sconfiggono le truppe borboniche, riprendono il controllo militare dello Stato papalino ed invadono il Regno di Napoli.
I lazzari resistono all'assedio, ma, dopo poco, anche la città di Napoli cade.
Il 21 gennaio i giacobini napoletani proclamano da Castel Sant'Elmo la Repubblica di Napoli.
Con un decreto del generale Championnet viene costituito e insediato il Governo Provvisorio. "In quei 4 giorni i francesi, con la collaborazione dei giacobini locali, massacrarono - come riferisce il generale Thiebault nelle sue memorie - non meno di ottomila napoletani". Nei giorni successivi, la stessa sorte tocca alle città di Troia, Lucera, Bovino, Manfredonia, Foggia e San Severo. Monte Sant'Angelo, invece, viene spogliata degli arredi in oro del Santuario di san Michele e tutti gli stemmi araldici, posti all'ingresso delle abitazioni signorili, sono distrutti con colpi di scalpelli.
Nelle piazze sono alzati gli alberi della libertà, mentre la parola "cittadino" è sostituita ai titoli nobiliari. Il governo repubblicano, intanto, promulga leggi sulle liberta individuali e abroga i privilegi feudali. "Sopraggiungono anche oltre mille e cinquecento condanne a morte contro coloro che si oppongono a quella conquista e all'offesa quotidiana dei valori tradizionali popolari e cristiani di cui quegli alberi - abbattuti decine di volte - rappresentano il simbolo piu odiato; intanto il commissario repubblicano francese Faypoult timbra le nostre opere d'arte e le spedisce a Parigi".
Ma la Repubblica napoletana ha una breve vita.
Il cardinale Fabrizio Ruffo, a capo di bande della Santa Fede, ingrossate da fra Diavolo, Mammone, Pronio e tanti altri "briganti", marcia su Napoli ed annienta, con la conquista di Castel Sant'Elmo, l'ultima sacca di resistenza repubblicana.
Il 13 giugno del 1799, in tutte le città del regno di Napoli, l'albero della libertà viene sradicato ed al suo posto trovano visibilità gli antichi crocifissi. Pochi giorni piu tardi, difatti, viene impiccato ai pennoni de "La Minerva", l'ammiraglio, Francesco Caracciolo, membro della loggia "Perfetta Unione". Lo seguono in estate Domenico Cirillo, Michele Natale vescovo di Vico Equense e Gennaro Serra duca di Cassano, tutti patrioti-massoni, appartenenti all'Officina "Vittoria" di Napoli, e due coraggiose donne, Luisa San Felice e Eleonora Pimentel Fonseca.
Dopo sei mesi, il sogno della repubblica napoletana termina in un bagno di sangue.
La serata del 27 luglio sara ricca di tanti racconti dei soldati francesi, dei lazzari napoletani, dei briganti fra Diavolo e Mammone, del cardinale Fabrizio Ruffo e di tante altre storie. Un'occasione per donare ai partecipanti, con la musica ed i racconti, la sensazione di rivivere gli avvenimenti tumultuosi, gli entusiasmi sociali e politici, le ansie, i tormenti ed i brividi di una rivoluzione mancata.
Sentimenti avvolti nei misteri del silenzio di una storia reticente.

Significato storiografico e autori

Noi pensiamo che l'antefatto di questa serata di storia e di musica della nostra terra sia costituito dal significato dato dalla storiografia risorgimentale alla storia del Regno di Napoli.
Da quì, la necessità di tornare sugli avvenimenti storici e politici che determinarono

"la conquista regia" o , come denuncia Vincenzo Gulì, il "saccheggio del Sud" da parte di invasori francesi e piemontesi.
Una conquista voluta e pianificata dalla massoneria inglese.
Un'invasione del nostro popolo pacifico, scatenata da uno stato fortemente indebitato, quale era lo stato sabaudo, governato da un re incolto, quale era Vittorio Emanuele II.
Un'invasione violenta fatta con eccidi, stupri, incendi di interi paesi, come Casalduni, Pontelandolfo, ma anche la foresta Umbra del Gargano. Allora, perché questo incontro culturale? Lo storico Rosario Romeo scrive: "... un paese idealmente separato dal proprio passato, è un paese in crisi d'identità ...". Per tale ragione, c'è la necessità di iniziare a riscrivere la vera storia del Popolo Duosiciliano e dei mali sociali, economici, che ancora oggi determinano la sottomissione del Sud al Nord.
Dicevo, c'è la necessità di trovare gli opportuni rimedi per il popolo del Sud, prima lazzarone, poi brigante ed oggi emigrante. E' questa la visione che abbiamo della nostra storia.
E' questo il modo in cui pensiamo di riscrivere la storia del Regno di Napoli, contaminata da volute falsità ideologiche risorgimentali. A tal proposito, eloquenti sono le ricerche storiche scritte e pubblicate da Antonio CIANO, Pino APRILE, Lino PATRUNO, Vincenzo GULI', ma anche da Michele TRANASI, Nicola D'APOLITO, Giuseppe PIEMONTESE E TANTI ALTRI STUDIOSI MERIDIONALI.
Le opere storiche di questi autori hanno un filo comune: rendere note le tante verità storiche nascoste da uno stato ancora troppo reticente. Per questi fini di dominio sociale e politico del Sud, i lazzaroni, i briganti, i sanfedisti restano ai nostri giovani sconosciuti, senza volti e spesso trattati con animus ideologico-politico.
A questi fatti storici vuole rispondere il prof. Vincenzo Gulì con la sua nuova pubblicazione, che presenterà questa sera: è il suo modo per illuminare le zone d'ombre volute dalla storiografia ufficiale. Noi siamo certi che, ormai, questo è il tempo di storici revisionisti, capaci di approfondire, chiarire e correggere la ricostruzione dei fatti che hanno determinato una "mala unità".
Un tempo in cui - scrive Lino Patruno - arde il Fuoco del Sud.
Un fuoco tanto sofferto quanto ignorato. Un fuoco che si alimenta di centinaia di movimenti, associazioni, comitati, gruppi che un secolo e mezzo dopo chiedono ancora rispetto per il sacrificio imposto al Sud nella nascita della Nazione, che si battono per liberare il Sud dalla sudditanza subita sull'altare del "patriottismo" e della retorica.
Tutti questi sono i nuovi briganti, che hanno bisogno di storici revisionisti. Storici liberi, disponibili ad aprire un vero dibattito storiografico.
Storici disposti a relegare nel romanzo storico la storia ingannevolmente raccontata nelle scuole italiane.