Riflessioni a quarant'anni dal varo della legge 180 del 1978 "Legge Basaglia"

Elaborato di Federico Tognoni studente di Lettere Moderne - Dipartimento di Studi Umanistici di Foggia.

Per la conoscenza di un tema trattato nella storia moderna e un aspetto sociologico situato nel mondo degli esclusi e dei portatori di disagio psichico.

Una legge di civiltà

Un momento storico per il riconoscimento dei diritti universali di ogni uomo, del percorso della medicina psichiatrica e della ricerca di libertà nel periodo di maggiore utopia ed emancipazione degli anni '60 non può che è essere l'anno 1978, segnato dall'approvazione della "Legge Basaglia" che generò una ulteriore spinta al rafforzamento dei Valori di Civiltà, già non più in embrione, dopo gli anni delle rivendicazioni operaie e delle contestazioni studentesche.
La ricorrenza presenta la chiusura dei manicomi come un atto storico nella psichiatria e ci incoraggia a procedere con rafforzata convinzione nel nostro impegno in favore della promozione su scala globale dei diritti fondamentali del malato psichiatrico.

Negli ambienti che si occupano di cure psichiatriche, si parla spesso degli importanti cambiamenti introdotti dalla legge Basaglia e non si dovrebbe tralasciare la possibilità di riprendere lo spirito che la pervase nei momenti del suo concepimento rimettendo mano alle norme per cercare nuovi spunti di riforma nell'assistenza alle persone con disagio psichico.

Franco Basaglia negli anni di attività medica, nei numerosi interventi, nelle dozzine di articoli e studi che lo hanno impegnato per molti anni, gli hanno fatto assumere il difficile ruolo di massimo esperto nazionale sul tema della nuova "psichiatria e diritti umani".

Pubblicò nel 1968 il saggio "L'istituzione negata" in cui racconta la sua esperienza di direttore dell'ospedale psichiatrico di Gorizia. Dopo quest'incarico, dal 1969 al 1971 gli venne affidata la direzione dell'istituto di Colorno,

in provincia di Parma per poi infine passare a quello di Trieste.

 

Nel 1973 Basaglia fondò il movimento Psichiatria Democratica, un gruppo di psichiatri attivisti intenzionati a cambiare il modo di fare psichiatria e a far chiudere i manicomi.

Il Paese e la "Legge Basaglia"

Quarant’anni fa, il 13 maggio 1978, il Parlamento italiano approvò una proposta di legge che abolìrà i manicomi, cioè gli ospedali psichiatrici e rivedrà tutta l'organizzazione della psichiatria nazionale.
Sarà la prima legge al mondo ad abolire gli ospedali psichiatrici e simultaneamente i luoghi di costrizione, di cura obbligatoria, restituendo il diritto di cittadinanza al malato mentale.

La legge 180 del 1978, passata alla storia come "legge Basaglia", dal nome dello psichiatra veneziano Franco Basaglia diviene, "disposizione obbligatoria emanata dallo Stato" e fu una Legge quadro moderna e innovativa che modificava radicalmente tutto il mondo sanitario della neuropsichiatria e che demandava alle regioni l'applicazione delle nuove normative.
Noi criticamente, notiamo che alcune Regioni si posero il problema solo venti anni dopo il varo della Legge, attivandosi in tempi e modi diversi con grave danno ai pazienti che rimasero internati ancora per lungo tempo.

"E' una grande legge, ma non è stata applicata del tutto. Nella maggior parte delle Regioni le cose sono state fatte poco e male con il risultato di servizi decisamente carenti in buona parte del Paese e un'enorme disparità fra i territori. Per troppe amministrazioni è stata vista solo come l'occasione per risparmiare soldi".

(Quarant’anni dopo la Basaglia resta una grande legge. La Stampa - Franco Rotelli)

Gli Enti locali investiti dell'applicazione della nuova legge, agirono affinché gli ospedali psichiatrici fossero sostituti da centri di salute mentale (CSM) e i centri diurni (CD) per chi dorme a casa.

Il pensiero "politico" fu l'incipit, punto di partenza di un quadro teorico di riferimento nuovo, che condurrà alla Legge; fu stabilito un principio assurto a "valore umano" irrinunciabile: "tutte le persone con disturbi mentali hanno gli stessi diritti di tutti i cittadini e come tutti i cittadini hanno il diritto ad essere curati".
La storia della psichiatria nei secoli racconta che questo diritto non apparteneva al disagiato mentale, è esistito solamente come possibilità di costrizione in luoghi chiusi di reclusione, oppure come abbandono e segregazione da ogni gruppo sociale organizzato.

L'abolizione dell'ospedale psichiatrico e la attribuzione anche ai disagiati psichici rinchiusi, il principio dei diritti della persona, fu il fattore qualificante della legge Basaglia.
Al momento del suo varo la Legge provocherà un vero cataclisma nel clima intellettuale psichiatrico, una rivoluzione dal peso specifico civile e culturale gigantesco.

La sua promulgazione formò un'idea nuova di liberazione umana, tradotta in pratica legislativa dalla sua immediata applicazione e il cui oggetto era la "liberazione" ed "umanizzazione" del malato mentale.

Il fine ultimo della legge: cosa fare per una nuova Psichiatria
Marco Cavallo

L'opera e la figura di Franco Basaglia, imponente nella storia della Medicina italiana, non solo come riformatore umanista, ma anche come organizzatore, ci presenta un pensatore di valore oggettivamente "Umano"; agì in accordo con i suoi ideali presso tutte le Istituzioni con cui venne in contatto e non cessò mai di parlare dei possibili aggiustamenti, fino alla sua morte nel 1980.
La sua vita è indissolubilmente legata alla sua carriera di psichiatra, attivo nella comprensione della

malattia mentale e per un atteggiamento più umano nei confronti dei malati.
Per merito del suo lavoro (in particolare nell’ospedale psichiatrico di Gorizia fra il ’61 e il ’69) e per la sua determinazione a cambiare le regole della cura psichiatrica manicomiale, si arrivò nel maggio 1978 all’approvazione della legge 180

(Legge 13 maggio ’78, n. 180, in tema di “Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori”, poi assorbita come detto, dall’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, il 23 dicembre 1978)

La legge 180 non è che il momento di avvio non il fine ultimo: che cosa ne è stato degli ex internati dei manicomi? Come sono assistite oggi le persone con un disturbo mentale? Le Regioni hanno agito in accordo con lo spirito dell'IDEA riformista di Basaglia, stanziando fondi e attrezzando strutture per l'applicazione del percorso medico e sociale? Non crediamo che ciò è stato fatto in maniera completa e organizzata.

Basaglia rispondendo alla domanda dove andranno messi i malati mentali, disse candidamente "Da nessuna parte": niente più fili spinati, niente più alti muri delle "città dei matti", nulla che separi le persone dal resto della società civile; pertanto nessuna altra forma di esclusione.

Non sembra proprio che quanto auspicato nei principi della legge 180 sia stato applicato con serietà.
Una gran parte dei servizi psichiatrici di diagnosi e cura sono a porte chiuse, ristretti al solo ambito medico/paziente senza ulteriori interventi sociali e di gruppo; i trattamenti TSO con ricovero a "...livello nazionale è stato pari a 1,7 per 10.000 abitanti, con variazioni sensibili tra le regioni e il 16% dei dimessi torna in ospedale per un altro trattamento, nel corso dell'anno".

(Ministero della Salute - Rapporto salute mentale - Analisi dei dati del Sistema Informativo per la Salute Mentale - SISM - Anno 2015)


Spesso l'intervento "curativo" si riduce all'esclusivo uso di psicofarmaci e adoperandosi affinché i parenti si prendano in parte cura del loro congiunto.
Siamo convinti che ogni paziente non trascorre le giornate di degenza in una condizione il più vicino possibile ai ritmi abituali del quotidiano, ma resti legato al trascorrere del tempo con se stesso, in solitudine. Questa dinamica viene interrotta solo dai Centri Diurni dove la socializzazione occupa un posto importante e rimane un'azione a supporto della terapia farmacologica.
Beppe Dell'Acqua, che ha partecipato da protagonista all'esperienza di trasformazione e chiusura del manicomio di Trieste, conferma che la Legge è figlia del Sessantotto, in un ideale di rivoluzione medica e di allargamento della cittadinanza a soggetti da sempre esclusi.
Quale ammirabile idealità si esprime nel tentativo di rovesciare una realtà drammatica e oppressiva come quella del manicomio, idealismo espresso concretamente negli appunti del gruppo di medici che lavorarono con Franco Basaglia a Gorizia: la legge sembrò contenere il superamento dell'utopia!
"Nel manicomio, istituzione assurda e disumana, il malato non esiste (anche se sarebbe lui il soggetto delle finalità dell'intera istituzione), fissato com'è in un ruolo passivo che lo codifica, ed insieme lo cancella ...";

(Basaglia 1967)

"... perduti nell'internamento i diritti civili e politici, privato di libertà, potere, scambi, relazioni e ruolo sociale, negato in un'identità al di fuori della malattia, rimane oggetto di custodia e di violenza".

(Giovanna Del Giudice Servizio Abilitazione e Residenzialità DSM - Trieste 1998).

Franco Basaglia con i pazienti dell’ospedale psichiatrico di Gorizia, 1968-1969. (Gianni Berengo Gardin, Contrasto)

Franco Basaglia con i pazienti dell’ospedale psichiatrico di Gorizia, 1968-1969. (Gianni Berengo Gardin, Contrasto)

Il significato che ha avuto la chiusura dei manicomi, non può non essere continuamente ricordato nella sua rivoluzionaria significazione storica, ma non può nel contempo, essere considerata la sola realizzazione conclusiva del patrimonio teorico del pensiero di Franco Basaglia.
Il cuore teorico del pensiero che ha cambiato il modo di fare psichiatria, si rispecchia in alcune considerazioni che nascono dalle sue conferenze nelle quali viene ribadito che, gli psichiatri devono trovare dimestichezza con un ruolo che non hanno mai avuto, che li mette, per quanto è possibile, alla pari con chi vive il disagio per meglio comprenderlo.
Di conseguenza l'espressione ultima e più evoluta del rinato pensiero laico di Basaglia è la ragione, la quale ragione, non può fare a meno dell'esperienza poiché sono due entità che traggono forza una dall'altra, la prima in modo determinante rispetto alla seconda.

L'argomento "ragione" che vediamo nominato, è un vocabolo importante per gli addetti ai lavori del campo psichiatrico, poiché il suo sviluppo consente di avere, oltre che un maggiore e più attivo controllo nel corso della pratica clinica, anche l'essere determinante nel training di psicologi e terapeuti che la applicano per un miglioramente cognitivo, motivazionale e culturale.

(Foto: Please contact us if you deserve credit) Franco Basaglia con i pazienti

(Foto: controappuntoblog.org - Franco Basaglia con i pazienti

Pur essendo esseri razionali, tutti noi siamo guidati non dalla ragione, ma dalle emozioni, e ora che ci riprendiamo il controllo della ragione nell'articolare gli incontri terapeutici con i pazienti mettendo lo psichiatra in grado di avvicinarsi finalmente, in modalità radicalmente diversa, alla sofferenza psichica guardando alla sua umanità.
La motivazione culturale di cui sopra, deve intervenire nel concreto agire di non pochi psichiatri che ancor oggi tendono a non abbandonare la psichiatria manicomiale radicata nella esclusiva attenzione per la malattia e non alla soggettività, alla interiorità, alla storia della vita, alla personalità del disagiato bisognoso di cure.
Leggiamo: "Nell'ospedale in trasformazione si sostituisce alla custodia la cura, all'abbandono istituzionale la presa in carico, alla negazione dei soggetti nella malattia-pericolosità la valorizzazione delle storie e dei percorsi individuali."

(Giovanna Del Giudice Servizio Abilitazione e Residenzialità DSM - Trieste 1998)

"Questo cambiamento di paradigma si è accompagnato alla rinascita delle emozioni dello psichiatra nella conoscenza e nella cura della sofferenza psichica: non più considerata come qualcosa da analizzare con la freddezza di un chirurgo che taglia, e ricompone, un organo malato, ma come una ferita viva e sanguinante da arginare con la pazienza, e con la immedesimazione nella storia della vita dei pazienti. Senza questo cambiamento di paradigma la follia non si sarebbe fatta conoscere a Basaglia, e agli psichiatri che ne seguano il cammino ermeneutico e conoscitivo, nella sua fragilità e nella sua umanità, nella sua nostalgia di gentilezza e di solidarietà."

(Eugenio Borgna - Primario emerito di Psichiatria dell'Ospedale Maggiore di Novara - la Repubblica - "Basaglia capì che era necessario recuperare l'individuo" 12 maggio 2018)

Nel leggere ancora le riflessioni che fa Eugenio Borgna, l'ideologia legata alla soppressione dei manicomi aveva avuto inizio nei primi anni del novecento e affondava le sue radici nell'indirizzo filosofico già timidamente accennato dal medico e filosofo tedesco Mesmer che accennava a una nuova relazione terapeutica, più attenta alla persona del malato.

(La psicologia dinamica e Sigmund Freud Di Osmano Oasi 2013 pag.38 - Editore Springer).

Mettendo fra parentesi ogni conoscenza e ogni esperienza si coglierà il senso radicale della vita.

Franco Basaglia con i pazienti

Franco Basaglia con i pazienti

Ogni considerazione teorica che Basaglia fece nei suoi numerosi interventi aveva come scopo la volontà di risvegliare nell'operare in primis, dei suoi collaboratori, un'altra tipologia etica/psichiatrica "senza le quali la sua psichiatria non si sarebbe realizzata nella sua straordinaria ricchezza umana e terapeutica. Solo mettendo fra parentesi la malattia, alla psichiatria è possibile entrare in relazione, in una immediata relazione di cura, con chi sta male, con chi si misura con l'angoscia e la tristezza, le inquietudini dell'anima, i deliri e le allucinazioni, e che solo così si sente aiutato, e compreso nel suo dolore."

(Eugenio Borgna)

"La nostra attenzione deve andare all'importanza che Franco Basaglia "abbia dato alle emozioni, alla sensibilità, alle capacità di attenzione e di ascolto, di immedesimazione e di introspezione, di speranza, nel fondare una psichiatria clinica che sconfinasse continuamente nella psichiatria sociale".

(Eugenio Borgna)

Anche noi condividiamo il pensiero di Basaglia e questo quarantesimo ce lo permette, e cioè: cambiare o riformare le strutture non è sufficiente se gli operatori nell'abolire alcuni istituti non dimostrino attenzione per il dolore altrui nei deliri e nelle allucinazioni.
Conoscere e rispettare fino in fondo la dignità della sofferenza psichica.

Basaglia mise, costretto da ciò che viveva in prima persona, a mettere tra parentesi la malattia, la diagnosi, il grigiore di anni d'internamento. Fatto questo e riconsiderate le persone, le storie, le relazioni, le memorie riaffiorano: i cittadini compaiono sulla scena.

"Per incontrare le persone bisognò aprire le porte, abolire tutte le forme di contenzione, i trattamenti più crudeli.
Tutti cominciarono a chiamarsi per nome.
Divennero cittadini, persone, individui. Da allora fu possibile un altro modo di curare e di ascoltare: il malato e non la malattia, le storie singolari e non la diagnosi, la possibilità di vivere e di abitare la città".

(Il sole24ore - Compie 40 anni la legge Basaglia, che rese i matti «cittadini»)

Biografia e testi consigliati

Franco Basaglia, il dottore dei matti. La biografia di Oreste Pivetta (Baldini & Castoldi) 319 pagine

Elaborato di Federico Tognoni studente di Lettere Moderne - Dipartimento di Studi Umanistici di Foggia. Per la conoscenza di un tema che investe la storia moderna e un aspetto sociologico situato nel mondo degli esclusi e dei portatori di disagio psichico.
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