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Presidenza del Consiglio dei Ministri
Dipartimento per l'Informazione e l'Editoria

 

Si parla molto delle sfide tecnologiche ed economiche che il futuro ci impone, meno si discute, invece, di quelle sociali e culturali che ci aspettano e che devono essere affrontate. Occorre che sia dato ampio respiro alle riflessioni che si sono aperte anche nel nostro Paese sui temi legati alla persona, alla sua dignità e identità; sui fattori che favoriscono le reti di relazione dei soggetti, che innalzano il loro livello di competenze, di conoscenze e di partecipazione democratica.

Ciò nella prospettiva dell'integrazione fra culture diverse, della costruzione di un'etica delle compatibilita e della promozione di nuove forme di solidarietà.
Lo spazio di azione e di competenze istituzionali del Dicastero della Solidarietà Sociale si pone proprio al centro di questi temi attivando e sostenendo scelte programmatiche e azioni positive da parte delle Regioni e delle Autonomie Locali, al fine di fronteggiare al meglio le esigenze sociali e di creare le condizioni per un diffuso miglioramento della qualità della vita.

In questo spazio è stato individuato un progetto politico complessivo che intende considerare l'infanzia e l'adolescenza come ambiti prioritari di investimento per il futuro della nostra società.
Da qui l'esigenza di un monitoraggio permanente delle condizioni di vita dell'infanzia e dei diversi fattori - sociali, culturali e politici - che ne influenzano lo sviluppo.

Il presente «Rapporto sulla condizione dei minori in Italia» rappresenta in tal senso un primo contributo conoscitivo sullo stato dell'infanzia nel nostro Paese. Tale contributo, oltre ad evidenziare le complesse questioni che influenzano la qualità della vita dei bambini, degli adolescenti e dei giovani, fornisce elementi per l'attivazione di strategie organiche e coordinate delle politiche di settore.
Il quadro che ne esce evidenzia una situazione caratterizzata da luci ed ombre dove, accanto ad alcuni importanti passi in avanti, persistono condizioni di squilibrio : un rischio povertà ancora troppo alto, una squilibrata distribuzione delle risorse tra le generazioni, un'estrema parcellizzazione dell'intervento socioeducativo e difficoltà di coordinamento amministrativo a livello centrale e periferico.
Per impostare un nuovo percorso progettuale il Rapporto offre un riferimento preciso quale cornice per l'azione politica, ovvero la Convenzione ONU per i diritti del fanciullo che l'Italia ha ratificato con la legge 176 del 27.5.1991: «la Convenzione non impegna solo il politico o il legislatore o il giurista; ogni persona che abbia occasione di occuparsi di un itinerario educativo, ogni agenzia di socializzazione, ogni settore che concorre alla costruzione di una personalità giovanile deve sentirsi chiamato in causa dal documento ONU e deve lasciarsi compromettere dalla tensione ideale che traspare dal testo della Convenzione.
È una pedagogia dello sviluppo umano che viene proposta ed a questo impegno individuale e collettivo nessuno può sottrarsi».
Tutto questo non sarà possibile senza una mobilitazione generale a favore dell'infanzia, senza una sorta di patto capace di coinvolgere le istituzioni pubbliche centrali e locali, il terzo settore e tutta la comunità.
Questa prospettiva richiede un nuovo metodo di lavoro a livello amministrativo che faccia dell'azione concertata e integrata il suo punto di forza per attuare i diritti del minore e rendere l'infanzia protagonista; per stimolare un impegno pedagogico verso la costruzione di un nuovo rapporto fra il mondo dell'infanzia e quello degli adulti, della famiglia, della comunità locale e degli operatori.
Il nostro progetto politico vuoi fare di questo Rapporto e delle sue osservazioni e proposte un primo passo di un percorso che dovrà arricchirsi con il lavoro dell'Osservatorio Nazionale sui problemi dei minori e del Centro Nazionale di Documentazione. Un progetto che fa del Piano Nazionale d'Azione il primo atto coordinato tra le istituzioni centrali dello Stato, le Regioni e le Municipalità per la realizzazione degli interventi necessari a far uscire il sistema sociale da una perversa logica di rincorsa dell'emergenza.
Condividiamo dunque l'appello di questo Rapporto, che raccoglie sensibilità diverse e il lavoro di molti in questo settore, compresi il privato sociale e l'associazionismo.
Per questo un ringraziamento particolare va al Prof. Alfredo Carlo Moro, Presidente del Centro Nazionale per la Tutela dell'Infanzia, che di detto Rapporto è stato il curatore scientifico, all'Istituto degli Innocenti di Firenze e a tutti coloro che a vario titolo a questo lavoro hanno contribuito.
Ministro per la Solidarietà Sociale On. Livia Turco