Progetti obiettivi nazionali sulla Salute Mentale

A cura del Dott. Michele Grossi - Psichiatra

Il 30 settembre 2005 a Bari presso la Facoltà di lettere si è tenuto il "Forum di Salute Mentale".
Dai lavori è emerso che è necessario rafforzare i servizi con i CSM aperti 12 h o 24 h studiando la possibilità di gruppi appartamenti e piccole comunità.
Per vincere le difficoltà è richiesta una politica concreta, una attenzione vera verso il problema della salute mentale.

 

La Puglia negli ultimi dieci anni ha emanato leggi che hanno tentato di dare una svolta all'assistenza psichiatrica per troppo tempo condizionata dalla presenza dei manicomi pubblici e privati.
Leggi che si sono mosse nello spirito della 180 e dei due progetti obiettivi nazionali sulla Salute Mentale. Leggi approvate da governi regionali di centro destra ma che sono state il frutto di una azione costante di un grande movimento di operatori, utenti e familiari.
Un movimento che ha saputo aggregare associazioni sindacali, CGIL in primo luogo, società scientifiche e Terzo settore. Un movimento largo, variegato, a volte polemico ma sempre animato dal desiderio di mettere il diritto alla salute mentale del cittadino- utente al centro dell'attenzione.
Un movimento che grazie a tutto ciò ha trovato nelle forze politiche, ieri di opposizione ed oggi di governo, alleati attenti e disponibili.
Quelle leggi, ed in particolare quella che ha regolamentato il funzionamento dei Dipartimenti di Salute Mentale (legge 30/98) devono essere oggi completamente ed integralmente applicate.

Il processo di chiusura dei manicomi non significa la fine di tutti i contenitori della sofferenza e dell'esclusione.
Nella nostra, come in altre regioni, continuano ad esistere Istituti come gli Ortofrenici della Casa Della Divina Provvidenza.

Oggi, nel 2005, tra Bisceglie e Foggia circa 1000 pazienti vivono in condizioni disumane, privi dei più elementari diritti. Segregati insieme agli operatori, privati del tempo e della speranza che il futuro possa essere diverso dal passato.
Per tutti loro, utenti ed operatori, chiediamo al Governo regionale di avviare un grande progetto di superamento dell'Istituzione Totale insediando un tavolo tecnico regionale che studi meccanismi finanziari e operativi che riconducano utenti ed operatori ad una dignità e ad una umanità che se persa innesca perverse forme di violenza fìsica e morale.
Ma altri e più pericolosi contenitori di devianza e marginalità si affacciano nella realtà pugliese: le case protette dove troppo spesso si ricorre alla contenzione fìsica dell'anziano, le RSA dove una regolamento regionale, che chiediamo di modificare immediatamente, consente di creare moduli da venti posti letto psichiatrici.
Ma la nostra preoccupazione più grande è per le stesse strutture riabilitative psichiatriche frettolosamente ed improvvidamente sanate alla fine della scorsa legislatura regionale da una giunta di centro destra alla disperata ricerca di consensi.
Le strutture residenziali pugliesi sono troppo, mal distribuite e prive di qualsiasi meccanismo che ne impedisca la trasformazione in contenitori fini a se stesso.
La parte migliore del privato sociale è con noi a chiedere al Governatore Vendola di rivedere le norme ed i meccanismi che hanno consentito a rampanti affaristi di accreditarsi a spese della parte migliore di un movimento nato dalla lotta al manicomio.

L' introduzione delle nuove norme sulla riforma del welfare pugliese sancite dalla legge regionale 17, nonché il piano sociale regionale, avranno un impatto negativo e gravi conseguenze sui livelli di vita e sulla capacità dei cittadini affetti da malattia mentale di mantenere o di raggiungere un livello sociale dignitoso.
Quello che sta avvenendo nella stesura dei Piani Sociali di zona ci allarma e preoccupa. La scarsa attenzione che molti sindaci hanno dedicato.in questi anni, ai problemi psichiatrici, la tendenza a ripartire le risorse sul maggior numero possìbile dì cittadini con il conseguente effetto di scontentare tutti senza aiutare 'nessuno, sta producendo piani che non riusciranno a creare occasioni di reintegrazione sociale ma che abbasseranno la copertura sociale oggi garantita dalle AUSL La percentuale minima del 5% che il Piano Sociale Regionale garantisce alla spesa psichiatrica è assolutamente insufficiente e di gran lunga inferiore alla somma che la stessa Regione Puglia erogava per sussidi mensili terapeutico-riabilitativi.
Gravissima è,quindi, la soppressione della legge regionale 26/87, sui sussidi agli infermi di mente.
I 4 milioni di euro che le AUSL hanno erogato in questi anni sono stati convogliati nel calderone generale della spesa sociale senza alcuna norma che consenta di non interrompere i programmi in corso così non si consentirà più a molti utenti di vivere dignitosamente in una realtà in cui si associano malattia e povertà.

L'attenzione al sociale e a tutti gli interventi volti alla risocializzazione dell' utente non ci devono far dimenticare che al centro del circuito psichiatrico devono essere i servizi volti a garantire le migliori prestazioni sanitarie possibili ai cittadini pugliesi.
I Centri di Salute Mentale (CSM), sono posti, dalla legge regionale 30/98, al centro dell' assistenza psichiatrica.
Pressocchè adeguati dal punto di vista quantitativo, pur tuttavia si presentano per lo più organizzati come semplici ambulatori specialistici, con lunghe liste di attesa, aperti solo nei giorni feriali, a volte neanche sulle 12 ore, separati dalla comunità locale.
Costruiti e modulati su logiche privatistiche, caratterizzati da spazi ed arredi asettici, a volte degradati, troppo spesso vuoti, sembrano adatti all'evitamento della presa in carico, ad una attenzione superficiale verso i "quasi normali" e alla rimozione dei "pazienti gravi" che faticano ad accedere alle cure, che infatti rapidamente vengono rimossi verso le strutture private convenzionate.
Ci fa piacere riportare qui una bella ed esaustiva descrizione ripresa dal nostro documento costitutivo:" Lo psichiatra riceve su appuntamento per dispensare psicofarmaci, lo psicologo riceve su appuntamento per dispensare psicoterapia, l'infermiere prende gli appuntamenti e somministra la terapia farmacologica, l'assistente sociale riempie i moduli per le domande di invalidità e l'immissione nel circuito della cronicità".
Nel prossimo Piano Sanitario Regionale chiediamo che la Salute Mentale torni ad essere una priorità. Vanno definiti e coperti gli organici per un Centro di salute Mentale aperto 12, meglio 24, ore al giorno sette giorni su sette, CSM che si ponga come primo obiettivo l'elaborazione di progetti multiprofessionali terapeutico riabilitativi individuali volti alla reale e continua presa in carico del paziente.

I Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC) in troppi Dipartimenti di Salute Mentale (DSM) sono stati collocati dall' ormai superato Piano di Riordino ospedaliere in Ospedali marginali e destinati a diventare lungodegenze per anziani e disabili.

Questa scelta da sempre contestata da operatori,utenti e familiari deve essere ripensata perché la presenza degli SPDC negli ospedali per acuti simboleggia la possibilità di ottenere una "guarigione" per una malattia che troppi credono incurabile ed inguaribile.
Vogliamo restare a pieno diritto nella Sanità, quella con la S maiuscola, respingendo qualsiasi tentativo di ricondurci alla separatezza che fino al 1985 ci aveva fatto appartenere al limbo dell'assistenza agli infermi di mente gestita dalle province.
Ma questi SPDC devono rifiutare l'uso della contenzione come strumento di cura, la Regione ha investito risorse finanziarie, in questi anni, in programmi di miglioramento della qualità dell'assistenza negli SPDC ora deve avviare un progetto che conduca nell'arco di valenza del prossimo piano sanitario al definitivo e generalizzato rifiuto della contenzione fisica.

I Centri Diurni spesso si limitano a raccogliere le persone rifiutate o espulse dai CSM, diventando luoghi di stazionamento e di intrattenimento che producono oggetti inutili e dequalificati.
Invece possono e devono rispondere ad una importante funzione terapeutica divenendo il luogo di costruzione di un progetto che abbia come partner le cooperative sociali di tipo B e come interlocutore gli Enti Pubblici pronti a riservare quote dei loro appalti a questo tipo di cooperazione, l'unica in grado di offrire a tutte le forme di disagio una vera alternativa all'assistenzialismo paternalistico dei sussidi economici.
Le Strutture Residenziali hanno avuto in questi ultimi anni, in particolare dopo il '98 a seguito della definitiva chiusura degli ospedali psichiatrici, una notevole crescita numerica: dalla ricerca Progres i posti-residenza dei DSM pugliesi risultano essere circa 1368, troppi e concentrati spesso solo in alcune Vi è un eccesso di strutture residenziali a 24 ore mentre è impossibile realizzare strutture a basso livello di assistenza come i gruppi appartamento che sono luoghi in cui l'individuo può in autonomia, ma con il sostegno saltuario degli operatori progettare la vita futura.
Carente è l'iniziativa della Regione nel definire la durata massima dei trattamenti riabilitativi nelle strutture residenziali e negli stessi Centri Diurni oltre ad indicatori di qualità che consentano di differenziare una struttura dall'altra e che permettano, pur nel rispetto delle differenze tra i vari utenti, di prevedere al momento dell'ammissione il percorso da realizzare affinché il tempo della permanenza in struttura sia il tempo del cambiamento e della ricerca dell'autonomia: una cura senza fine somiglia ad una condanna più che ad una terapia.

E' importante, perciò, ipotizzare la creazione delle strutture residenziali previste dalla legge di riforma dei Servizi Sociali, strutture a cui il paziente possa accedere, una volta terminato il progetto terapeutico riabilitativo , che ne garantiscano la permanenza nel tessuto sociale .evitino la "reclusione" nelle case protette, come avviene oggi, e favoriscano nei fatti quella tanto auspicata integrazione tra sanitario e sociale prevista dal piano sociale regionale.
Una volta definiti durata del progetto terapeutico riabilitativo ed indicatori di qualità delle strutture riabilitative, fermo restando la necessità che sia il Centro di salute Mentale ad autorizzare ricoveri e dimissioni dalle stesse, ogni ulteriore polemica tra gestione pubblica o privata appare frutto di scelte solo ideologiche.
Un privato che rinunci ad inseguire logiche di profìtto ma che accetti fino in fondo il ruolo sociale integrandosi con il servizio pubblico.
Le famiglie e le associazioni
La famiglia colpevolizzata dalla psichiatria manicomiale sta oggi assumendo un importante ruolo di stimolo-e collaborazione per i servizi pubblici in particolare.
Nostante ciò molti operatori vivono come fastidiosa e ingombrante la presenza dei familiari.
I servizi che veramente lavorano nella comunità al contrario hanno bisogno di riconoscere i familiari e gli utenti per trovare con loro obiettivi comuni e valorizzare nuove risorse.
Una attenzione particolare va posta ai minori con problemi psichici, la collocazione dei servizi di Neuropsichiatria infantile all'interno dei DSM impedisce di fatto l'integrazione di questi servizi con tutti gli altri servizi sanitari e sociali chiamati a garantire il benessere psico-fìisico del bambino.
Una riflessione attenta dovrà essere avviata prima della scrittura del Piano Sanitario Regiorrale.
Se queste sono le questioni frettolosamente citate in una così importante occasione non può e non deve essere persa l'occasione di rendere permanente il confronto tra Istituzioni di governo, sindacati, società scientifiche, Università, Associazioni di utenti e familiari e Terzo settore pertanto chiediamo alla Giunta Regionale di istituire l'Osservatorio permanente sulla salute Mentale con il compito di monitorare i fenomeni legati all'assistenza psichiatrica e di indire a breve la Prima Conferenza Regionale sulla Salute Mentale con l'intento di elaborare un progetto obiettivo salute mentale, da integrare nel prossimo piano sanitario regionale.
Solo così la politica della gentilezza e del confronto, la politica che riscalda di ideali le scelte tecniche, prenderà definitivamente il posto della Politica dell'arroganza e del decisionismo che non ammetteva critiche.

Michele Grossi

Foggia 2 dicembre 2005


Dott. Michele Grossi
Psichiatra e Psicoterapeuta
Responsabile Centro di Salute Mentale Ausl FG/2 Cerignola
CSM di Manfredonia
E' impegnato per una forte integrazione dei disagiati psichici in attività produttive, per una più efficace cooperazione fra servizi presenti nel territorio, Cooperative Sociali, Impresa Sociale e solidarietà.