Raccontarsi con il teatro

a cura di Donata dei Nobili

Gli ospiti ed i volontari della Comunità psichiatrica e del Centro Diurno dell’Associazione di Assistenza ed Accoglienza “Genoveffa De Troia”, nei locali delle clarisse di Monte Sant’Angelo, hanno rappresentato, il 19 giugno, "Metàbasis", antologia di testi e invenzione di messa in scena del prof. Michele Campanile.
Metàbasis è una parola greca.
Significa passaggio, ma senza salita o riscatto.
Due poli, la vita e la morte, lungo i quali si distende la quotidianità e nella quale avviene la reale messa in scena di ognuno di noi.
Così, inizia lo spettacolo.
“Un continuo via vai di emozioni, di passaggi individuali a-logici modulari – sostiene Michele Campanile – attraverso i quali, appunto, passiamo, traghettiamo, come se fossimo agiti dalla grande poesia che ci circonda, sia essa storica, sociale o individuale”.
Il teatro, quindi, come visione emotiva che aiuta a cogliere i significati ed ad educare ad una maggiore flessibilità, a percepire il cambiamento, a crescere. La rappresentazione rientra nel progetto di costruzione di una rete sociale solidale, che mira a rendere la città aperta alle diversità esistenziali ed a contenere ogni genere di bisogno.
Ed il lavoro teatrale vuole essere un metamessaggio di consapevolezza e di cambiamento di idee di esclusione, ancora radicate nella collettività. Un cammino difficile, quello dalla presidente Anna Rita Nicoletti, dei volontari e degli ospiti dell’Associazione.
Ma anche un’avventura, che vorrebbero vivere con tutti gli uomini del mondo.
Attraverso questa nuova esperienza, vogliono scrutare nel profondo dell’animo umano, per esplorare le emozioni, i sentimenti. Un’antica esigenza che li invoglia a cercare di comprendere i comportamenti di chi condivide lo stesso spazio e lo stesso tempo. Ma perché qui, a Monte Sant’Angelo?
“Dalla lettura delle cronache cittadine – riferisce Matteo Notarangelo, coordinatore dell’Associazione di Monte Sant'Angelo – sono emerse tante riflessioni e tante fatiche interiori, che crediamo di conoscere e di condividere.
Una tempesta emotiva che scuote l’indifferenza, la rinuncia, l’apatia, di questo tempo e questa nostra terra meridionale, soprattutto garganica. Apertura emozionale necessaria, per ricostruire la Città, la nostra Città”.
Un momento, la manifestazione, per pensare ad una collettività che includa le differenze, riconosca le emergenze e costruisca relazioni di aiuto. “E’ per questo – conclude Campanile – che Metàbasis potrebbe essere anche un tunnel, la vita, dal quale ognuno vorrebbe uscire individualmente o rappresentato dalle grandi maschere della storia”.
Una condizione per liberare le diversità dal senso comune, dal pregiudizio. Un vivere oltre il disagio psichico, che permette agli individui di intervenire nella loro storia e percepirsi come costruttori della loro esperienza.