Dello stesso autore leggi anche ......

L'uso dell'ICF nella riabilitazione psichiatrica.


Etica e Filosofia del Servizio Psichiatrico Idee e esperienze alla ricerca del "nuovo" in campo psichiatrico.

Vissuti dal senso non comune.
Esperienze e vissuti degli ospiti in Comunità

 

Del Dr Francesco Mango
Medico Psicoterapeuta

Che cosa è una comunità terapeutica?
Vi sono molte definizioni, alcuni autori usano e parole complesse e misteriose dette per impressionare l'ascoltatore, poco importa se non ci si fa capire.
Ritengo chiara e esaudiente quella data da Rapaport 1960: un luogo organizzato come una comunità nella quale ci si aspetta che tutti contribuiscano al raggiungimento di un unico obbiettivo condiviso: la creazione di un'organizzazione sociale con qualità curative.
Chiara e comprensibile.
Le qualità curative ce le facciamo spiegare da Kennard 2000: L'essenza della tecnica in una comunità terapeutica è racchiusa in due frasi: Living learning situation, riferendosi al fatto che ogni cosa che accade fra i membri di un CT nel corso del vivere insieme e particolarmente in occasione di crisi , è usata come opportunità di apprendimento.

Culture of enquiry, o cultura dell'indagine, che si riferisce non semplicemente alla creazione di un certo tipo di struttura, ma ad una cultura di base dello staff fatta di "indagine onesta delle difficoltà"
Il fine di una CT non è quello di guarire una persona ma a farla stare meglio, o se volete, meno male.
Sulla malattia mentale molto si conosce, ma ancora molto si deve scoprire.
Attualmente la teoria vulnerabilità stress è un modello esplicativo sulla patogenesi della malattia mentale, secondo la quale, in alcune persone l'effetto combinato della vulnerabilità genetica e di fattori stressanti supera la soglia individuale di adattamento

bio-psico-sociale e favorisce la comparsa dei sintomi del disturbo mentale a cui la persona è vulnerabile (Zubin 1992).
La vulnerabilità alla schizofrenia, la più grave delle patologie psichiatriche acquisite, può manifestarsi prima dell'esordio di malattia sotto forma di un funzionamento premorboso inadeguato, di scarse abilità sociali, di comportamenti strani ed eccentrici e di isolamento o ritiro.
L'esordio può essere acuto (nell'arco di giorni o settimane), oppure lento e insidioso (nell'arco di alcuni anni).
I numeri della schizofrenia sono impressionanti: Su base mondiale la prevalenza della schizofrenia sarebbe dell'1%, sebbene esistano sacche di prevalenza maggiore o minore.
Negli USA i pazienti con schizofrenia occupano circa 1/4 di tutti i posti letto ospedalieri e rendono conto di circa il 20% dei giorni di invalidità a carico della sicurezza sociale.
La schizofrenia ha una prevalenza più alta del morbo di Alzheimer, del diabete o della sclerosi multipla.

La prevalenza della schizofrenia appare più alta tra le classi socioeconomiche inferiori delle aree urbane, forse perché i suoi effetti invalidanti portano a disoccupazione e povertà.
Analogamente, la prevalenza

più alta tra le persone sole può riflettere un effetto della malattia, oppure un suo precursore a livello del funzionamento sociale.
La prevalenza è paragonabile nel sesso maschile e in quello femminile.
Il picco di insorgenza è tra i 18 e i 25 anni nel sesso maschile, e tra i 26 e i 45 in quello femminile.
Tuttavia non è infrequente l'esordio nell'infanzia, nella prima adolescenza o nell'età avanzata.

Prognosi: Complessivamente, 1/3 dei pazienti consegue un miglioramento significativo e durevole; 1/3 ha un certo miglioramento ma con ricadute intermittenti e una disabilità residua; 1/3 ha invalidità gravi e permanenti.
I fattori associati a prognosi favorevole comprendono: un funzionamento premorboso relativamente buono, un esordio di malattia tardivo e/o acuto, un'anamnesi familiare di disturbi dell'umore piuttosto che di schizofrenia, una compromissione cognitiva minima e l'appartenenza al sottotipo paranoide o non deficitario.
I fattori associati a prognosi sfavorevole comprendono: un'età di esordio precoce, un funzionamento premorboso inadeguato, un'anamnesi familiare di schizofrenia e l'appartenenza al sottotipo disorganizzato o deficitario con numerosi sintomi negativi.
Il sesso maschile ha una prognosi più sfavorevole di quello femminile. I vissuti, le emozioni delle persone affetta da schizofrenia evidenziano le gravi difficoltà dell'individuo a mantenere una coesione della propria coscienza. Vi è la perdita di quello che viene definito il senso comune.
Vi subentra, per parafrasare Kant, un senso privato, come se "l'anima" fosse "spostata" in un punto dal quale vede gli oggetti diversamente e si trova in un luogo lontano da quel senso comune che lega le persone nel vivere insieme.
Dalla prospettiva de-localizzata la psiche dell'individuo compone in un certo ordine il mondo che lo circonda e fornisce alle persone legate tra loro dal " senso comune" o se volete da un "comune senso" una prospettiva originale e a me piace chiamarlo da un " non comune senso" inteso come costruzione di senso e arricchimento della conoscenza del mondo.

02/02/2011