Inaugurazione del nuovo SPDC (Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura) A Porte Aperte di Trento

17 gennaio 2011 ore 12 - Ospedale S. Chiara Trento

Carissimi tutti,
sono lieto di girarvi questa comunicazione che ho ricevuto da Trento sulla totale apertura del locale SPDC (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura).
Si tratta di un evento importante perchè rafforza tutte le esperienze avanzate in atto nel nostro paese, dimostrando che ciò che la maggior parte degli SPDC non pratica è invece buona prassi possibile e realizzabile.
La contenzione fisica resta una pratica intollerabile che già John Conolly era riuscito ad eliminare totalmente nell' Ottocento, nel suo ospedale in Inghilterra.
Connoly sosteneva che per eliminare la contenzione bisogna buttar via le fascette di contenzione perchè altrimenti capiterà sempre la "eccezzione" in cui usarle.

La contenzionee può esserre vista come la collusione con l'impotenza trapeutica del corpo curante, la sua resa alla inevitabilità della violenza.
Mi chiedo allora perchè non si ricorre allo strumento del consulto, come si fa normalmente in medicina di fronte alla propria difficoltà terapeutica, ai propri limiti nel curare.

Ovviamente non è qualcosa che si può ottenere immediatamente.L'importante è però lavorare su una prepettivadi rapporto senza contezione: una buona pratica che fa bene al paziene, ma anche all'èquipe.
Perchè non porlo come obbiettivo per l'anno che comincia?

Cordialmente Paolo Tranchina

 

 

IL PROGETTO PORTE APERTE A TRENTO

Il progetto porte aperte del Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura (SPDC) di Trento è nato nel 2007 in coerenza con le pratiche e la cultura dell'empowerment e del "Fareassieme" già da anni presenti all'interno del servizio.
All'interno dell'SPDC si è formato un gruppo di lavoro multidisciplinare formato da rappresentanti di tutto il Servizio (medici e operatori del reparto, medici e operatori delle equipe territoriali, pazienti, famigliari e cittadini coinvolti). Dopo aver effettuato una attenta revisione della letteratura si è cercato un confronto reale con le esperienze italiane no restraint, recandosi in visita in alcuni degli SPDC che lavorano già con le porte aperte.

Alcuni rappresentanti del gruppo si sono recati nei reparti psichiatrici di Mantova, Siena, Arezzo, Portogruaro, Merano.
Gli incontri successivi del gruppo (più di una trentina dal 2007 ad oggi) hanno avuto lo scopo di mettere a fuoco le questioni cruciali, di riferire le sintesi dei confronti con le esperienze italiane

di cui sopra, di partecipare a delle occasioni formative sull'argomento.

Il confronto tra i membri dell'equipe è stata ulteriormente stimolata da uno studio effettuato a Trento che andava ad indagare i "bisogni formativi del personale nei reparti psichiatrici a porte aperte" e dalla distribuzione (anche a utenti e familiari) di un questionario sui "vantaggi/svantaggi riguardo l'apertura delle porte del reparto psichiatrico".

I risultati discussi in una riunione generale all'interno del servizio hanno esplicitato questioni spinose in tema di sicurezza, responsabilità, coinvolgimento relazionale, di potere all'interno della relazione di cura, queste tematiche sono state successivamente affrontate nell'ambito di un incontro specifico con il supporto della Medicina Legale e della Magistratura.
Al fine di favorire la realizzazione di questo progetto, il lavoro del gruppo è stato successivamente supportato oltre che dall'intera Unità Operativa anche dell'Azienda Sanitaria attraverso la realizzazione di cambiamenti

organizzativi (creazione di un "gruppo crisi") e l'avviamento di lavori di ristrutturazione del reparto che inizieranno in primavera 2011.

La creazione di un' Area Criticità ha permesso di: favorire una stretta comunicazione tra reparto ospedaliero - Centro Salute Mentale - Day Hospital-Centro Diurno; valutare quotidianamente il livello di complessità dell' SPDC (riunioni quotidiane integrate tra SPDC e CSM, rotazione del personale, supporto diurno di operatori del CSM in caso di utenti in Trattamento Sanitario Obbligatorio); favorire l'utilizzo di strumenti per il miglioramento continuo della qualita' (Hot Situation per il monitoraggio delle situazioni critiche, scheda di valutazione del clima di reparto, programmi personalizzati integrati nella "Scheda rosa", scala monitoraggio dell'aggressivitá manifesta).
Le modifiche strutturali saranno avviate invece al fine di: creare maggiori spazi con la possibilità di svolgere attività ricreative per/con gli utenti (palestra, gruppi mutuo aiuto, ping pong, calcetto…), favorire delle strategie per evitare allontanamenti non autorizzati, avere una maggior visibilità sulla porta d'ingresso (spostamento dell'ambulatorio infermieristico con posizionamento di una vetrata).
Il progetto di apertura delle porte effettuato dall'equipe di Trento in questi anni può considerarsi apripista di un percorso riproducibile ovunque.

ORGANIZZAZIONE DEL REPARTO A PORTE APERTE TRENTO

inf. Maurizio Davì

Il reparto di Trento è basato sui principi del "no restraint" ovvero la pratica di lavorare abolendo i mezzi di contenzione fisica, privilegiando il contenimento relazionale e stimolando al massimo la responsabilità degli ospiti.
Le porte del reparto sono aperte dalle 8 alle 20. Le eventuali uscite devono essere concordate con il personale sanitario.
Di norma non sono previste uscite nelle prime 48 ore dopo il ricovero per facilitare al personale e all'utente reciproca conoscenza e analisi dei bisogni.
Ogni utente ha un programma di uscita personalizzato; nelle situazioni che lo richiedono è possibile durante le ore diurne fruire durante le uscite dell'accompagnamento del personale o dell' UFE* (*Utente Familiare Esperto) presente in reparto.
E' buona norma informare il personale prima di ogni uscita. Il progetto terapeutico può prevedere la frequenza ad attività esterne al reparto e uscite dell'utente solo e/o accompagnato da familiari e operatori.